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Livecreative.com: l’intervista a Robin Elliot (parte II)

lc

 

Ecco a voi la seconda parte dell’intervista a Robin Elliot.

 

10.     Di quanti collaboratori dispone attualmente Livecreative.com?

Attualmente ci sono più di 40 creativi iscritti al sito, tra copy, art e graphic designers. E l’interesse cresce. Se c’è una cosa che rende difficile la vita dei free lance, spesso, è essere sul mercato in maniera continuativa. Livecreatices.com è un contenitore utile anche in questo senso: permette ai creativi di rimanere sempre agganciati a una realtà collegata ai clienti, ai brief e alla creatività.

 

11.     Esiste una sede fisica che raccoglie i creativi, oppure ognuno lavora come free-lance dal luogo che ritiene più adatto?

No, i creativi si danno appuntamento in casa di uno dei due, e lavorano direttamente in Skype con il cliente. C’è anche un Direttore Creativo che è al corrente del brief e con il quale rimangono in contatto. C’è però una piccola sede centrale che riceve e smista i lavori.

 

12.     Quali sono i requisiti per poter far parte dell’agenzia?

I creativi mandano il loro book e vengono scelti secondo la tipologia di lavoro che serve. Finora sono tutti creativi usciti dalle grandi agenzie e vogliamo tenere questa alta qualità come criterio fondamentale.

 

13.     Avete già parecchie richieste di collaborazione?

È un momentaccio per le grosse agenzie di pubblicità, che stanno tenendo i reparti creativi al minimo, con un misto di provati ‘seniors’ e promettenti o, più spesso, poco pagati ‘juniors’. Questo ovviamente è una fortuna per noi, che abbiamo tanta gente bravissima che ci cerca. I clienti invece sono un’altra cosa: stiamo offrendo un servizio nuovo sul mercato per principio e modalità, per cui stiamo cercando ancora di farci conoscere. Per ora lavoriamo con il passaparola.

 

14.     Come funziona il sistema retributivo dei collaboratori?

I creativi sono pagati a ore e cerchiamo di saldarli bi-settimanalmente e non mensilmente, anche perché la natura dei free-lance creativi è quella di avere sempre problemi col farsi pagare, sia dalle agenzie che dai clienti diretti. E anche questo ci deve differenziare.

 

15.     Avete particolari progetti di sviluppo per il futuro che potete anticipare a Spotanatomy?

Ci sono altri possibili sviluppi, ma per ora ci stiamo concentrando sul far funzionare bene il progetto di base.

 

16.     Cosa ne pensi delle nuove piattaforme creative come ad esempio Zooppa?

Zooppa e BootB hanno in comune con Livecreatives solo il fatto che sono online. Sono servizi che possono funzionare per i clienti medi-grandi che devono lanciare nuove linee o prodotti e sono alla ricerca di spunti. In realtà la creatività non è quasi mai svolta da pubblicitari professionisti ma da case di produzione che provano i loro giovani registi o privati che si cimentano nella comunicazione. I professionisti free-lance nella stragrande maggioranza non partecipano, come pure le agenzie, anche piccole. Offrono un servizio un po’ come un bando pubblico, una gara per chi vuole partecipare, con risultati misti, anche validi ma quasi sempre fuori dalle righe. Cosa che non cercano il target di Livecreatives.

 

17.     Possono essere un concorrente per voi e per le agenzie tradizionali? Perché?

Penso che ci sia posto per tutti e tre: le agenzie offrono un servizio di alta qualità e aiutano i grandi e medi clienti a comunicare al meglio anche internazionalmente, BootB e Zooppa danno l’opportunità ai clienti di avere una creatività diversa e a volte brillante. Livecreatives riempie un vuoto per le medie e piccole imprese che cercano creatività qualificata a basso costo e veloce; specie per le realtà locali.

18. Domanda di un lettore: noto che negli ultimi 20anni la maggior parte delle iniziative imprenditoriali di adv che propongono rivoluzioni, evoluzioni, ecc sono state ideate e promosse da ex appartenenti a grandi/grandissime agenzie?
Puntualmente questi progetti non varcano la soglia dei 3anni di vita.

Come mai gli “ex grandi” basano le loro idee sulle lacune del mercato da loro stessi generate durante i loro percorsi professionali?
come mai queste menti non riescono a fare questo quando sono in agenzia?
come mai il mercato non gli da mai l’opportunità di resistere?”

Questa domanda (domande) mi sembrano generate da qualcuno con qualche altro motivo o un esempio preciso in mente. Non so di quali nuove iniziative nate e fallite si parli. Ricordo persone che sono uscite dalle grosse agenzie per fare piccole agenzie creative (molte con successo) o altri che sono usciti per fare dei centri media, anche li con successo (tale da farsi ricomprare dalle agenzie) o per fare Service, e anche lì senza troppi danni. Queste erano tutte cose rivoluzionarie negli anni 70, 80 e 90. Ora con internet la crescita del mercato pubblicitario è enorme; vedi la miriade di piccole, innovative operazioni di online adv comprate negli ultimi anni da WPP. Penso che se hai una buona idea vale la pena a un certo punto uscire dalla logica della grande agenzia e tentare una strada nuova. Non dico che avrò grande successo, ma penso che sia ovvio che un’importante parte dello sviluppo di internet sarà quello di offrire servizi person to person online, come già succede nella medicina, nel mondo universitario, della ricerca e anche in quello sessuale. Le idee non erano sbagliate, c’è solo chi ce l’ha fatta e chi no. (punto)

 

Ringraziamo Robin Elliot per il tempo dedicatoci e lasciamo a voi lo spazio per eventuali ulteriori considerazioni.

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giu  09
16
alle 08:00
da nyky

Ultimo commento:

di H come account il 01/1/70

grazie Robin, non ho minimamente pensato ad un declassamento della figura dell'account (anche ...

achtung!, interviste

Livecreative.com: l’intervista a Robin Elliot (parte I)

lc

 

Come antcipatovi la scorsa settimana, abbiamo rivolto qualche domanda a Robin Elliot in merito al suo Livecreatives.com.

 

In questo post ed in quello che troverete domattina alle 8, avrete modo di valutare un progetto che si dimostra senz’altro ambizioso nella realizzazione ma altrettanto interessante e ben congeniato.

 

1.     Robin, ci puoi riassumere, in poche parole, la tua esperienza pregressa?

 

Sono nato in Australia ma ho vissuto prevalentemente in Europa. Dopo essermi diplomato in Typography al London School of Visual Arts ho iniziato a lavorare in pubblicità a Roma come art director in BBDO nel lontano 1977. Nel ‘79 sono andato in Australia, dove ho lavorato in JWT e FCB, poi in Nuova Zelanda in Ted Bates. Sono poi tornato a Roma nell’85 dove ho lavorato come art in McCann Erickson, Grey e Armando Testa e come Direttore Creativo in Leagas Delaney e Y&R.

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giu  09
15
alle 08:00
da nyky

Ultimo commento:

di H come account il 01/1/70

e soprattutto su clienti come le PMI il coordinamento è facile, i responsabili non sono da educa...

brand-new

Subvertising n. 8: chi c’è dietro Spotanatomy?

Subvertising, il mensile gratuito, in formato pdf, dedicato al guerrilla marketing ed alla pubblicità non convenzionale, ha intervistato “alcuni fra i migliori blog italiani che trattano di marketing e non convenzionale in generale”.

Onorati di essere tra i fortunati interpellati, vi segnaliamo la nostra umile presenza a pagina 21.

link:
il numero 8 di Subvertising

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giu  08
10
alle 02:19
da meghi

Ultimo commento:

di il 01/1/70

Maschione??
Ma se sono un povero, piccolo ragazzino indifeso!
Vabbé è vero, un po' me la sono c...

achtung!

In principio furono le tette: la risposta dell’agenzia Studio Fabris

Lo studio Fabris, interpellato ieri in merito alla campagna TTTLines, ci ha risposto immediatamente per bocca del suo art director Yvonne Fabris.

E’ proprio lei, una donna, l’ideatrice della campagna, che così ci ha risposto:

Per prima cosa vorrei precisare che la campagna pubblicitaria above the line della TTTLines è nazionale ed è stata realizzata con un high-budget.
L’effetto “virale” si è avuto perché la campagna è partita con un’affissione su un’impianto di 80×3mt, di conseguenza le dimensioni del seno sono diventate sproporzionate.

Per di più, posto in un punto nevralgico di traffico stradale, ne ha rallentato il flusso creando dei “disordini” tra gli automobilisti.
Il fatto, ritenuto curioso, è rimbalzato tra i diversi media creandone un caso mediatico a tutto vantaggio della TTTLines.

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mag  08
22
alle 03:00
da nyky

Ultimo commento:

di il 01/1/70

@lalla io invece sono dell'avviso che la pubblicità essendo diretta alla massa e sfruttando can...