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A metà settembre è partita la nuova campagna di comunicazione del brand Coconuda.

Una campagna che non può non far discutere considerando che la testimonial scelta è Vladimir Luxuria.

In merito a tale decisione, la nota della marca sul sito recita:

Vladimir Luxuria non sostituisce nessuno stereotipo di donna già “utilizzato” in passato come nostro volto campagna. Diciamo che ne è in maniera più che moderna semplicemente il continuo. Una scelta che forse sarebbe potuta arrivare anche prima ma che forse arriva al momento giusto. La femminilità è intelligenza, garbo e non sempre alberga in un corpo “perfetto”.

Non sempre alberga in un corpo “perfetto” “.

Come è da intendere questa frase? Un proclama antisessista, che termina con una sorta di “abbiamo scelto lei perché è lo steriotipo della non perfezione”, ci appare invece una frase molto sessista e che distrugge in un istante l’intera campagna, riducendola ad un “Vogliamo fare le cose strane”.

A confermare la mediocrità della campagna (ma anche il target di clientela cui è rivolta), ci pensa la descrizione della testimonial, che viene definita come “opinionista dell’isola dei famosi 2017“.

Nella sua carriera Luxuria è stata deputata, organizzatrice del primo Gay Pride italiano, attrice, presentatrice e direttrice artistica di numerosi eventi, ma la sua carriera si riduce a quella di “opinionista dell’isola dei famosi 2017“.

Stupisce, tra l’altro, come una definizione del genere possa essere stata accettata da un personaggio che, storicamente, non è mai sembrato passivo e remissivo.

 

A conferma del fatto che si tratti di una mera operazione di marketing spicciolo, il fatto che il look book della collezione che potete vedere qui, è sviluppato utilizzando modelle femminili e non la testimonial stessa o altri modelli transgender.

Insomma, Coconuda cerca di darsi un’immagine progressista, scadendo però nella becera ipocrisia di una comunicazione di facciata.

 

 

 

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