Ammetto che a volte mi stupisco a vedere come negli stati uniti possano convivere delle campagne che sfionano il capolavoro a delle autentiche brutture come quella che vedete di seguito.
Certo, di oscenità se ne vedono tante anche da noi, ma almeno qui i capolavori sono pochi e, di conseguenza, siamo piuttosto abituati…
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13 comments
MattSid says:
gen 6, 2010
ahahha ma è stupenda, è un capolavoro trash!
MattSid says:
gen 6, 2010
Lo rivista più volte è penso che invece è proprio una buona pubblicità. Non mi sembra volgare, alla fine è un trash simpatico, è comunque il messaggio promozionale -al di là della simpatia o no- alla fine allo spettatore arriva.
Polletto con gli occhiali vince.
MattSid says:
gen 6, 2010
*L’ho :v
Giovanni says:
gen 7, 2010
Anche a me piace, di certo non un capolavoro, ma assolutamente non una oscenità.
Forse la mancanza di coraggio nel presentare qualcosa del genere ai clienti ci porta a sottovalutare le capacità comunicative di lavori del genere.
Prendiamo ad esempio “Get some nuts” della Snickers, che gioca in maniera abbastanza trash tra le nocciole del prodotto e gli attributi maschili.
Chi di noi avrebbe avuto il coraggio non solo di proporre, ma anche solo di non scartare a priori, un’idea del genere?
Ogilvy says:
gen 7, 2010
potete dire ciò che volete ma io non la trovo così male. Ok, non è una grande idea, non è il massimo della finezza, ma assolutamente un valido spot. Secondo me molto meglio dello scoiattolo che scorreggia o della assurda ultima pubblicità della DR con Ceccherini.
nyky says:
gen 7, 2010
Ogilvy, avevamo commentato in maniera negativa anche quelle infatti.
Personalmente trovo che accostare elementi reali ed elementi surreali in maniera così dozzinale sia un lavoro che possano fare tutti.
Certo, se lo spot vende va benissimo, ma se dobbiamo parlare di qualità a mio parere siamo molto distanti da un lavoro appena decente.
Ogilvy says:
gen 7, 2010
Io un tacchino spellato con gli occhiali non lo chiamerei surreale. Quanto al lavoro che possono fare tutti dico Attenzione che sono un po’ come l’uovo di Colombo. Se dobbiamo parlare di qualità, parliamo: io dico che lo spot è efficace in quanto colpisce, non so se vende, ma ciò non dipende solo dallo spot. Occhio poi che il tacchino mi sembra sia un premio che si ottiene tipo con 5 ricevute/buoni.
Stilisticamente parlando anch’io avrei scelto un’altra via, ma è molto facile giudicare ed è ancora + facile giudicare male.
Quanto alla valutazione “distanti da un lavoro appena decente” considero il tutto molto relativo, quindi io ho detto semplicemente la mia.
Saluti!
nyky says:
gen 7, 2010
Assolutamente si tratta di un parere personale.
E’ anche assolutamente vero che è molto facile giudicare.
Purtroppo o per fortuna, però, ci chiamiamo Spotanatomy ed il nostro lavoro è quello di informare ma anche di esprimere un giudizio che sia non il “verbo” della comunicazione bensì uno spunto per riflettere e cominciare a discutere.
Lieti quindi che si esprimano pareri diversi dai nostri.
Infine sì, il tacchino è in omaggio. Ma questo non toglie che possa essere un valido strumento di vendita.
Ogilvy says:
gen 7, 2010
infatti i miei interventi sono sempre (credo) assolutamente fatti di riflessioni e spunti per discuterne.
Il tacchino è uno strumento di vendita, vero, ma riconducibile inizialmente a livello di marketing, come iniziativa per appunto “spingere” le vendite. Solo successivamente diventa comunicazione, ma in questo caso strumentale ovvero in funzione della specifica iniziativa è non come simbolo di una comunicazione del “tacchino parlante” – scelta strategica della marca in questione.
Giovanni says:
gen 7, 2010
Lo scoiattolo che scorreggia ne parliamo ancora adesso dopo più di un anno (o erano due?).
Non ho dati certi ma sono sicuro abbia avuto un discreto impatto sulle vendite. Di certo sull’immagine dei marca, perlomeno tra i <25.
Che poi sono anche il core target del prodotto.
Personalmente mi sembra che sempre di più si stia dimenticando ( non parlo di noi italiani ma del nostro mondo in generale) per cosa siamo pagati. In alcuni casi profumatamente. Vendere oggetti. Convincere persone. Portare un reale vantaggio a un cliente.
Mi piacerebbe pensare di essere un artista, ma non lo sono.
Altrimenti non avrei fatto il pubblicitario.
Mi sembra un interessante spunto di discussione.
noto says:
gen 8, 2010
Quoto in pieno Giovanni. A malincuore.
Come ripete sempre l’a.d. “non si fanno mostre, qui”.
Ogilvy says:
gen 8, 2010
A me la campagna dello scoiattolo non è piaciuta per niente. Non ho i dati, quindi non saprei valutare i risultati. Secondo me quanto a costruzione della marca, il valore supremo della comunicazione, non ci siamo. Non si è lavorato in una direzione sana ed idonea. Poi a ognuno il proprio giudizio.
D’accordo con Giovanni quando dice che si sta perdendo il senso di ciò che facciamo, ma secondo me, specialmente in Italia. Siamo, in genere attratti dal bello e dal particolare/piccante pur non essendo degli artisti. Tutti vogliono creare la pubblicità + bella, che ppiace di più ecc. Io direi che invece si dovrebbe comunicare meglio, che è una qualificazione non estetica ma qualitativa nello specifico bisogna comunicare in modo + efficiente e + efficace. Sono alibito da certi lavori fatti veramente male, che poi vengono anche pagati profumatamente.
Ora è vero che l’estetica è un’attrazione ed una guida alla quale difficile resistere, ma ricordiamo sempre che siamo dei pubblicitari. Packard si sbagliava (in parte) quando seminava terrore parlando della persuasione occulta, ma il nostro scopo è ovviamente quello di dare un contributo netto alle marche che ci pagano. Parola di Ogilvy!!!
Intesa San Paolo e la Fuga dei cervelli by Advertising e Realizzazione Siti says:
mar 17, 2010
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