Lotta all’HIV: il passaparola sulla lingua di tutti
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Wom Against Hiv è un’iniziativa tutta italiana che mira a sensibilizzare all’uso del preservativo e limitare la diffusione del virus dell’HIV.
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La sua dinamica è tanto particolare quanto bizzarra.
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Agli utenti del web viene chiesto di ritrarsi con un preservativo sulla lingua e di caricare l’immagine sul sito appositamente creato per diffondere il passaparola (Word of Mouth, appunto).
Tra tutte le foto, le migliori 20 verranno selezionate e messe in mostra in una location a sorpresa.
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Si potranno inoltre acquistare delle stampe di volti  noti che partecipano alla campagna ed il ricavato andrà alla ASA Onlus Milano.
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L’iniziativa è frutto del pensiero di ANTON LEROY supportata da AKUEL, AGENCY.COM, SILVIA RANZI e ASA MILANO.
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Il filmato promozionale potete vederlo in alto, le vostre osservazioni (che sono proprio curioso di leggere) potete farle nei commenti.
da nyky
Ultimo commento:
di Fabrizio il 01/1/70
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febbraio 3rd, 2010 at 10:01
E’ strano vedere quanta gente del settore advertising sia scettica o addirittura schifata dalla campagna mentre il target della stessa reagisca entusiasta. Lo si vede dalle foto e dalla partecipazione sui social media.
C’è qualcosa di magico in tutto ciò.
febbraio 4th, 2010 at 10:30
Iniziativa lodevole, come tutte le iniziative che vogliono sensibilizzare la gente su problemi come questo.
Spot brutto… perché personalmente mi fa schifo l’immagine del linguone che esce tutto arruvugliato in un preservativo. Diciamo che forse si poteva trovare un modo esteticamente più piacevole per trasmettere il messaggio, che oltretutto potrebbe essere travisato ovvero che l’AIDS si può anche trasmettere con un bacio. E non mi sembra un problemino da poco.
febbraio 6th, 2010 at 13:12
anche a me l’immagine del linguone disgusta un pò. Ma il target chi sarebbe, scusate? Perché forse io non lo sono…
febbraio 7th, 2010 at 12:24
18-25
i dati allarmanti di questo autunno parlava di loro… 2 contagi al giorno solo nella città di milano….
ma vedo che partecipano anche persone più “anziane”