Europa, ambient

Dove: una questione di vapore

Un problema non nuovo alle aziende cosmetiche è la difficoltà nel veicolare campioncini gratuiti di prodotto al pubblico.

 

I campioni inseriti nelle riviste vengono, nella maggior parte dei casi, lasciati lì dove sono e, quindi gettati via.

 

Per ovviare al problema il team della Ogilvy & Mather di Francoforte ha pensato ad un’iniziativa che coinvolgesse alcuni alberghi.

 

Ai responsabili al riordino delle camere è stato consegnato un kit che permetteva di portare attenzione sui campioni gratuiti di latte per il corpo DOVE.

 

Il kit conteneva, oltre al campioncino, appunto, anche un pennarello anti appannamento con il quale era possibile ottenere il risultato che vedete nell’immagine che segue.

Dove2

Mica male vero?

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lug  10
28
alle 08:00
da nyky

Ultimo commento:

di H come Account il 01/1/70

Secondo me questo è un'ipotesi che non tiene conto del cambiamento generazionale. Dobbiamo ricor...


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3 Commenti to “Dove: una questione di vapore”

  1. H come Account dice:

    l’idea c’è ma la domanda è: quanto può essere gradita una comunicazione così palese, diretta e invasiva dagli ospiti dell’albergo?
    La comunicazione pubblicitaria in un albergo (soprattutto di categoria) dovrebbe ricordarsi sempre che il cliente non paga una stanza per essere raggiunto da messaggi pubblicitari, soprattutto se così commerciali e diretti….forse sarebbe stato meglio un tono della comunicazione più attento, meno commerciale.

  2. nyky dice:

    Questione interessante, credo però che l’idea creativa abbia una certa forza e che, quindi, la simpatia dell’iniziativa strappi un sorriso più che far storcere il naso al cliente dell’albergo.
    La sua realizzazione sembrerà, agli occhi di chi non mastica comunicazione dalla mattina alla sera, un servizio aggiuntivo dell’albergo.

  3. H come Account dice:

    Secondo me questo è un’ipotesi che non tiene conto del cambiamento generazionale. Dobbiamo ricordarci sempre che i consumatori non sono più quelli degli anni ‘80 che si esaltavano per lucine, lustrini e sorprese. Oggi il profilo dei 20/50enni risponde alla prima generazione italiana molto più consapevole delle dinamiche pubblicitarie.
    Il consumatore oggi non vuole essere semplicemente raggiunto, ma vuole essere contaminato, emozionato e gradevolmente sorpreso.
    In questo caso il messaggio non è nient’altro che l’intuizione di occupare uno spazio pubblicitario “nuovo”.
    Forse è colpa del messaggio.

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