4dummies

Investimenti pubblicitari in discesa: chi ha i soldi in Italia?

soldiNel giro di un anno gli investimenti pubblicitari si sono ridotti del 18,7%.
La contrazione a gennaio 2009, rispetto allo stesso mese del 2008, ha interessato tutti i settori tranne due: Finanza/Assicurazioni e Enti/Istituzioni. I top spender non sono difficili da immaginare visto il continuo e costante martellamento quotidiano: Wind, Ferrero e Vodafone.
Ma se la flessione generale riguarda i media tradizionali (Tv, Periodici, Quotidiani, Radio, Outdoor, Cinema, Cards e Direct mail) la tendenza sembra non aver intaccato Internet, che cresce del +1,8% superando nel mese i 40 milioni di euro. Un dato confermato anche a febbraio che registra un +6% rispetto al 2008.
Una tendenza che non stupisce visti i costi moderati di investimento richiesti dal web rispetto agli altri canali e che, in tempi di crisi, risultano sicuramente più sopportabili da chi è costretto a stare attento al portafogli.


via

Condividi:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google
  • OKnotizie
  • Technorati
  • Wikio
apr  09
2
alle 08:00
da meghi

Ultimo commento:

di H come account il 01/1/70

gio, chi te lo diceva? all'università da me, addirittura ci hanno fatto un seminario sulla "com...


Visualizza / Lascia un commento


Altro sull'argomento


6 Commenti to “Investimenti pubblicitari in discesa: chi ha i soldi in Italia?”

  1. Val Tidone dice:

    Non solo costi modesti, ma anche l’opportunità di raggiungere un target mirato e fatto su misura!

    Fantastico

  2. H come account dice:

    qual’è la fonte di questi dati?

  3. nyky dice:

    C’è scritto Raffaele, Spot&Web

  4. H come account dice:

    No intendevo chi ha fatto l’analisi. L’ho letto: Assoweb.

    Chissà se i dati di altre ricerche li confermano.

  5. gio dice:

    perchè all’università ci dicevano che in tempi di crisi l’ultima spesa ad essere tagliata era la comunicazione ? :(

    http://icturismo.ning.com/profiles/blogs/diminuzione-degli-investimenti

  6. H come account dice:

    gio, chi te lo diceva?
    all’università da me, addirittura ci hanno fatto un seminario sulla “comunicazione in stato di crisi” e si partiva proprio dal presupposto che la cultura diffusa era proprio quella del taglio alla comunicazione alla quale le agenzie dovevano rispondere con un innalzamento delle strategie comunicative a breve termine a scapito di quelle a medio/lungo, all’individuazione di nuovi media e all’ottimizzazione delle pianificazioni.

Lascia un Commento