Con la solita celerità che lo contraddistingue, lo IAP ha deciso la sospensione dello spot Calzedonia in onda da un mese in TV.
La sospensione è arrivata in seguito alla denuncia allo IAP da parte di un’associazione quantomai importante, rinomata e soprattutto rappresentativa della popolazione italiana.
Quale?
L’ Associazione Difesa Consumatori Sportivi!!!
Il presidente dell’istituto di autodisciplina pubblicitaria ha commentato con orgoglio la decisione:
“Riteniamo di aver centrato un obiettivo importante a tutela dell’Inno d’Italia e di quello che rappresenta per tutti gli italiani. Era assurdo che l’emblema musicale della nostra Nazione venisse utilizzato a scopi meramente commerciali per vendere calze”
Adesso possiamo dormire tutti sonni più tranquilli…





11 comments
H come account says:
nov 19, 2009
che paese triste che siamo
dade-shinji says:
nov 19, 2009
Se ne sentiva il bisogno di una sospensione di questo spot.. -_-
Zero says:
nov 19, 2009
Ma che??? A me piaceva… certo che sappiamo davvero essere bigotti.. non ci vedevo (udivo) nulla di male.
noto says:
nov 19, 2009
Sto ultimando le pratiche per vietare l’eucarestia.
Usa vecchie credenze popolari per istigare al cannibalismo.
Mi sembra evidente.
Batacchio Spagnolo says:
nov 19, 2009
Lo spot era urend ma la ragione per cui è stato vietato ci fa capire in che italietta viviamo…
Giada says:
nov 20, 2009
eh beh, motivazione davvero profonda, in effetti mi sentivo offesa nell’animo da una versione così ironizzante dell’Inno.
..ma per favore U_U
Marina Morelli says:
nov 22, 2009
pure a me piaceva
Riccardo says:
nov 23, 2009
A tutti coloro che non comprendono l’importanza di aver censurato non lo spot ma l’uso improprio del “”"Nostro”"” Inno d’Italia dico:
a prescindere se uno crede nella religione, ognuno di noi ha o aveva dei genitori e parenti stretti. Se tuo padre ha dato la vita per difendere la tua, lo ricorderai a vita racconterai di che uomo è stato sacrificandosi per te permettendo a tuo figlio di nascere?!? Beh, l’Inno d’Italia non rappresenta soltanto la tua nazione formata di uomini e donne come te.. ma esiste ancora ed esiste in essa la libertà perchè sotto il tricolore accompagnato dall’inno d’Italia hanno sacrificato la loro vita nella convinzione di difendere quella dei loro cari e dei loro connazionali molti uomini donne e bambini e non soltanto dei soldati. Perdendo questi valori perdiamo una memoria storica che ci lega e sgretolando il nostro passato permettiamo a chiunque di sgretolare il nostro futuro.
H come Account says:
nov 23, 2009
Riccardo,
comprendo a pieno il tuo commento.
Mi piacerebbe confrontarmi con te solo su due dubbi che ho:
1) perchè non riesco a non pensare che oltre alla censura ho bisogno che sia il censore a meritare la mia comprensione? Lo IAP (e lo dico con cognizione di causa per diretta esperienza professionale) è un organo che censura solo, quello che gli pare, quando gli pare e con la velocità che gli pare.
Oltre a questo, perchè devo aspettarmi che un brand debba rispettare l’inno e i nostri valori quando i nostri Ministri (bada bene non semplici deputati o senatori!!) hanno più volte insultato l’inno, la nazione e tutti i nostri valori sociali, senza che nessuno prendesse una benchè minima iniziativa di richiamo??
2) A mio avviso, lo spot in questione è palesemente uno sfruttamento commerciale dell’inno (non ci sono dubbi) ma è anche chiaramente diretto a richiamare le parti sociali (cittadini donne e di riflesso cittadini uomini) a quello che dovrebbe essere una normalità civile…la parità.
L’aver forzato l’inno ponendolo in chiave opposta ai sui significati letterali in senso stretto “fratelli/sorelle d’Italia” è indubbiamente un gesto di grande coraggio e di sensibilità civica di cui un brand (ovviamente per profitto) si è fatto carico, rivolgendosi al suo target con una comunicazione mista commerciale/sociale.
Non me la sento di dare tutta la mia approvazione ma arrivare ad una censura così netta mi sembra un eccesso.
nyky says:
nov 23, 2009
Riccardo, oltre a quotare le riflessioni di H aggiungo che
secondo la tua tesi, e come sosteneva qualcuno la scorsa settimana alla radio, dovrebbe essere vietata allo stesso modo qualsiasi riroposizione della bandiera italiana se non in occasione di cerimonie solenni.
Lo stesso utilizzo del tricolore da parte dei partiti come PD, PDL dovrebbe essere bandito e ne dovrebbe essere vietata la riproposizione in periodo di campagna elettorale.
nitamo montecucco says:
nov 25, 2009
Ho trovato questo spot davvero ben fatto, sensibile e toccante, L’inno delle sorelle d’Italia è stupendo, sopprattutto perchè evidenza il lato femminile dell’Italia e delle Italiane (che comunque sono la maggioranza con oltre il 51%). Dovremmo farlo accettare per le leggi delle pari opportunità. La sua sospensione è un atto umanamente illegittimo. Dopo oltre mezzo secolo di maschilismo (l’inno di mameli è ufficiale dal 1946) la versione femminile presenta una grande risorsa nazionale.