no comment

Vendita di spazi pubblicitari on line: qualità di un sito o quantità di contatti?

logo iab forum 2008

Uno spunto di riflessione che viene dallo IAB forum 2008 tenutosi ieri a Roma.

Tavola rotonda sull’adv on line delle 14,30.
Uno dei temi centrali toccati dagli intervenuti a testimonianza della bontà e degli sviluppi dell’advertising on line è stato: per vendere pubblicità su un sito non ci interessano tanto il numero di contatti, ma soprattutto la qualità del suo target e la sua definita profilazione.

Belle parole che incoraggiano a puntare su una produzione on line di qualità. Ma…

Una domanda dal pubblico ha suonato più o meno così: io sono un piccolo editore di nicchia. Ho un sito frequentato da utenti tutti di un’età ben definita, di una cultura elevata, con abitudini e gusti accertati. Perchè gli unici banner che l’agenzia media è riuscita a procurarmi pubblicizzano suonerie che, ovviamente, non vengono mai cliccati dai nostri visitatori perchè assolutamente fuori target?
La risposta è stata: la qualità ci interessa, ma mica possiamo proporre al cliente un piccolo sito. C’è comunque bisogno di una vasta copertura.

Ma allora io non ho capito: fermo restando che i siti di qualità con contatti elevati si contano sulla punta delle dita, a voi che vendete spazi pubblicitari la qualità interessa o non interessa? E soprattutto, mi sembra invece, che pesino più i contatti della qualità! Insomma, meglio un chilo di fagioli che un etto di caviale. O sbaglio?

link:
il sito dello IAB forum 2008

Condividi:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google
  • OKnotizie
  • Technorati
  • Wikio
mag  08
8
alle 09:00
da meghi

Ultimo commento:

di il 01/1/70

e io mi permetto di aggiungere che per arrivare in coda lunga ci vuole tempo e denaro, cosa che i...


Visualizza / Lascia un commento


Altro sull'argomento


6 Commenti to “Vendita di spazi pubblicitari on line: qualità di un sito o quantità di contatti?”

  1. Dr_Who dice:

    “La risposta è stata: la qualità ci interessa, ma mica possiamo proporre al cliente un piccolo sito. C’è comunque bisogno di una vasta copertura.” é la prova che manca una conoscenza operativa sulla Long Tail. I grossi centri media dovrebbero iniziare a cambiare modo di pensare, ed iniziare ad interpretare operativamente il 2.0.

  2. Andrea dice:

    scusate ma il problema non è tanto nel sito di qualità o nel numero di contatti (che spesso appunto sono cose inconciliabili): il fatto è che è possibile profilare il proprio target, individuandone le caratteristiche e la sua fruizione del web, e andarlo a beccare su siti con tanti contatti. Ecco perchè si evita sia di sparare a caso sui siti con tanti contatti (perchè così non so se cè il mio target) ma si evita anche di andare su siti piccoli (in cui magari so che c’è il mio target ma ci sono pochi contatti). Non so se ho colto la domanda.

  3. fabio valente dice:

    ciao spiego quello che intendevo dire.
    i siti con contenuti di qualità hanno un grande valore dal punto di vista dell’informazione, dell’autorevolezza e della qualità che danno alla marca che vi investe.
    Purtroppo però, il valore commerciale di un sito è dato anche dal numero di pagine viste che genera sulle quali inserire spazi adv. Nel nostro mondo sono tante le concessionarie, sono tanti i siti di qualità che si “vendono da soli” ma sono pochi i clienti che riescono a entrare in profondità nelle pianificazioni web anche perchè incontrare tutti è materialmente impossibile.
    Sono convinto che riuscire a valorizzare “economicamente” in modo corretto un sito sia difficile se non si raggiunge una copertura di utenti e pagine viste che sia di rilievo. Il vero problema è che se non si entra nelle logiche di pianificazione dei clienti e centri media spesso si è delusi. Gli editori si aspettano di più di quello che il mercato ti riconosce.
    Diverso il discorso legato al direct marketing perchè liste profilate di siti verticali con una buona gestione degli invii possono avere migliori risultati.
    Dico questo con un pò di rammarico perchè sono anch’io dispiaciuto quando con la mia struttura non riusciamo a raccogliere pubblicità su siti di grande valore. Teniamo duro e sono sicuro che qualcosa cambierà presto.
    fabio valente

  4. Anonimo dice:

    grazie fabio per la spiegazione.
    un po’ rammaricati siamo tutti, e anche un po’ nervosi :-)

  5. fabio valente dice:

    Aggiungo, per completare la mia considerazione che nello stesso tempo, in regime di coda lunga, l’alta qualità produce nicchie di eccellenza con forti potenzialità che però può esplicitarsi solo con linguaggi e approcci che fanno dei numeri piccoli e degli alti risultati in termini di azione la loro forza. In altri termini, se hai un sito di pccoli numeri e alta qualità, devi avere comunicazione commerciale di qualità altrettanto elevata.
    Ha poco senso la pianificazione classica (che ovviamente necessita della
    copertura!) sul sito di nicchia; ha moltissimo senso il progetto di comunicazione specifico, pensato per un web di relazioni. Naturalmente, per operare in coda lunga, servono aziende, centri media agenzie e concessionarie mature e formate.
    un saluto
    fabio

  6. Anonimo dice:

    e io mi permetto di aggiungere che per arrivare in coda lunga ci vuole tempo e denaro, cosa che i siti di qualità non sempre si posso permettere. Ergo, c’è la concreta possibilità che continuino a sopravvivere siti spazzatura che producono contatti (e quindi rendita) a discapito di quelli di qualità. Questo almeno finchè la situazione non cambierà. E visto che, in questo caso, gli intermediari tra domanda e offerta di lavoro sono i centri media, le agenzie e le concessionarie, non ci resta che aspettare che questi maturino e si formino…sempre che ciò non avvenga troppo tardi…

Lascia un Commento