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Safe For Work. Un porno per Diesel

A quanto pare questo è il momento dei video più o meno ambigui e più o meno osè per rilanciare l’abbigliamento casual giovanile.
Dopo l’utilizzo di una bambola gonfiabile per Eastpak, è la volta di un porno in stile anni ‘70 per Diesel.

Lo ha realizzato l’americana The Viral Factory per celebrare, a livello internazionale, il trentesimo anniversario del brand, che cadrà il prossimo 11 ottobre.

Per l’occasione, oltre alle feste che coinvolgeranno diciassette città italiane, in una data ancora da rivelare, alcuni negozi delle principali città italiane, venderanno jeans Diesel a 30 euro.

Dopo il continuale l’elenco delle città e il video.

Data e punti di acquisto saranno comunicati il 9 ottobre. Noi, intanto, vi anticipiamo che le città coinvote nell’operazione sono: Roma, Torino, Firenze, Treviso, Genova, Milano, Marostica (VI), Napoli, Bologna, Verona, Perugia, Padova e Venezia.
Nella capitale ben due 2 negozi venderanno l’edizione limitata dei Dirty Denim creata appositamante per il 30esimo anniversario, mentre nelle altre città uno solamente.

thanks to Claudio

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set  08
30
alle 08:00
da meghi

Ultimo commento:

di MeKino... il 01/1/70

@Andrea

Nn capisco se la tua è una riflessione seria, o sarcastica, nei confronti di tutta la t...


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5 Commenti to “Safe For Work. Un porno per Diesel”

  1. Spike dice:

    Il video l’avevo già visto e secondo me è spettacolare!!!

  2. Andrea dice:

    Diesel (ERA, a quanto pare) un’azienda che si vantava della propria multietnicità, poichè si avvaleva di persone provenienti da ogni parte del mondo e i singoli dipendenti venivano mandati in giro per il mondo (ma in posti decisamente NON “turistici”) a toccare con mano realtà molto diverse dalla loro, così da potersi portare a casa delle illuminazioni, degli insight su cui lavorare..sia a livello di prodotti che soprattutto di comunicazione. Ecco, tutta questa bella tiritera e sbandierata per concludere come? Che ANCHE Diesel (come tutti) si è ridotta ad usare un solo linguaggio, quello del sesso e dello scopare. E allora dov’è tutta questa modernità, tutta questa trasgressione, tutto questo anti-tendenza? Che tristezza, tanto casino e tanta scena per arrivare a capire che alla fine il sesso è forse l’unico linguaggio universale che venga davvero recepito. Eppure non riesco a convincermene. Bocciata Diesel.

  3. MeKino... dice:

    @Andrea

    Dov’è il problema? Sono il primo che abolisce in blocco determinati concetti, ma qui parliamo di soldi, milioni fitti.

    Il web 2.0 ha rovinato il nostro bellissimo mestiere, prima potevamo in qualche modo dare sfogo alla nostra creatività tramite opere grafiche, cercavamo di unire l’utile al dilettevole, fregavamo i nostri stupidi clienti che ci chiedevano robetta da quattro soldi, cosa che noi facevamo, ma inserendo quel pizzico di genialità nn puramente commerciale che saziava il nostro piccolo ego artistico.

    Attualmente è impossibile.
    Come puoi pretendere di attirare l’attenzione di una massa di ragazzini ignoranti che dividono il loro tempo lasciandosi votare tramite una foto su qualche insulsa community?

    Il terget è cambiato, e il sesso è una delle poche cose che in questo “momento storico” serve alla comunicazione,
    è triste ma è così, pechè dare perle ai porci?

    Che mangino pure il loro pappone insipido… A noi nn resta che piangere e fot**re, aspettando che le cose cambino.

  4. Andrea dice:

    mekino, dal mio punto di vista “esterno” all’advertising, è davvero curioso vedere come i pubblicitari si definiscano, di volta in volta (secondo come fa loro comodo), i responsabili del modo di comunicare della gente oppure all’opposto le vittime, che devono invece sottostare allo stile comunicativo degli altri, dal quale non possono prescindere. Mah.

  5. MeKino... dice:

    @Andrea

    Nn capisco se la tua è una riflessione seria, o sarcastica, nei confronti di tutta la tiritera che tirò fuori il viral della Guinness.

    Bada bene, nel secondo caso, nn si metteva in dubbio la qualità artistica di quell’obbrobrio, ma il ruolo implicito della donna che ne fuoriusciva.

    Nel primo caso, hai perfettamente ragione, ci sono mode passeggere a cui un pubblicitario deve sottostare, anche mordendosi la lingua (se vuole continuare a lavorare) ma le mode passano, i target cambiano, e forse quello prossimo sarà il tuo turno di dettare le regole, alzare o abbassare la qualità della comunicazione, a cui a loro volta gli altri dovranno sottostare.

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