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alle 03:00
da meghi
Osho Kivani. Meditation school
Come rappresentare un centro di meditazione se non con il classico “terzo occhio”?
Ma la vera sfida è farlo in maniera chiara e orignale.
Ci ha pensato Fabio Milito, che per conto della Leo Burnett Italia ha realizzato questo visual.
Bello davvero, tanto che è stato candidato per l’annuale Festival di Cannes.
giu 08
18
da meghi
Ultimo commento:
di Alessio Jacona il 01/1/70
@ terrarossa
in quale paese al mondo io, dovendo dare o riferire una notizia di pubblico dominio...
in quale paese al mondo io, dovendo dare o riferire una notizia di pubblico dominio...
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giugno 18th, 2008 at 15:33
ahahah bellissimo!!!!!
giugno 18th, 2008 at 15:39
Super! Se solo riuscissi ad indossare quelle maledette lenti a contatto… Forse seguendo i consigli del centro di meditazione a questo punto potrei farcela!
giugno 18th, 2008 at 16:10
Davvero azzeccato, non ho capito però perchè non usare il visual dei semplici occhiali da vista…oggetto ancora più noto e condiviso rispetto ai porta-lentine, pertanto più immediato, no?
giugno 18th, 2008 at 16:23
..e io che ho la vista di un falchetto? non conoscevo prima d’ora le custodie per lenti a contatto…ci sono arrivato solo dopo aver letto la risposta di zardo…ma probabilmente sono solo ignorante…
…adesso che l’ho capita dichiaro: davvero bellina simpatica ed ironica!
..anche se il terzo occhio penso abbia più a che fare con la chiaroveggenza piuttosto che con la meditazione e la liberazione dell energia…o forse mi sbaglio…?
giugno 18th, 2008 at 16:46
La scelta del portalentine è adatta per due motivi, a mio avviso:
1)Il terzo occhio, secondo la tradizione meditativa, è di colore bianco (il contenitore quindi richiama l’idea);
2)il terzo occhio è una struttura energetica non sempre cosciente ma che viene attivata solo in particolari occasioni (proprio come le lentine, gli occhiali non avrebbero reso l’idea forse).
Troppo figa questa, speriamo vinca!
giugno 18th, 2008 at 16:51
ma scusa gio: “colore bianco”, “struttura energetica non sempre cosciente”…ma dobbiamo parlare alla gente o agli studiosi di mitologia? Immediatezza, immediatezza a costo di essere un pò più “approssimativi”.
giugno 18th, 2008 at 17:02
il mio era solo un tentativo di spiegazione un po’ più tecnica di un visual (poi sinceramente non so nemmeno se è giusta, chissà se Fabio Milito ha pensato davvero a tutte queste cose mentre creava questa pubblicitÃ
).
penso che chi conosce il “prodotto” capisca immediatamente il visual, chi non lo conosce quanto meno rimane incuriosito da un’immagine così particolare e un pò criptica… non credi?
giugno 18th, 2008 at 18:03
La Leo Burnett non si smentisce mai!!!
giugno 18th, 2008 at 20:39
E’ sempre bello vedere che non ci siano in giro solo venditori di mortadella fragrante, profumata e appetitosa.
giugno 19th, 2008 at 17:53
Leo, detto così sembra quasi meglio la mortadella però!
giugno 19th, 2008 at 21:45
Andrea, non ne avevo dubbi!!!
novembre 14th, 2008 at 12:49
Ma siete stati autorizzati ad utilizzare il nome “Osho Kivani” ?
Forse non lo sapete ma il centro esiste veramente.
novembre 14th, 2008 at 20:31
Ma dai Miguel!
pensavo fosse un caso che sotto la pubblicità oggetto del post ci fosse il riferimento a Osho Kivani! Ma invece è proprio una campagna pubblicitaria del centro!!!
novembre 15th, 2008 at 13:28
Sì. il suo sito è http://www.kivani.com
dicembre 3rd, 2008 at 12:24
@meghi
non so se il tuo è un commento sarcastico, comunque Kivani NON HA MAI AUTORIZZATO l’utilizzo del nome. Meglio: NON E’ STATO INTERPELLATO.
Ma tanto in Italia si fa così, anzi si fa così in tutto il mondo…
dicembre 3rd, 2008 at 14:13
@ terrarossa:
Come fai a sapere che non è stato interpellato? Lavori lì? Se è così, ma anche se non è così, forse non hai dimistichezza con i blog (ma non hai neanche perso tempo a leggere il post)e allora provo a spiegarti io che:
1. il nome non l’ho usato io, ma il manifesto pubblicitario che ho riportato
2. per la realizzazione di questo manifesto sono stati spesi non pochi soldi visto che il mandato è stato dato ad una delle più grandi agenzie pubblicitarie italiane
3. parlandone, e pure bene, non ho fatto altro che un favore alla Kivani che ha avuto ulteriore pubblicitÃ
4. esatto, in tutto il mondo si parla di cose pubbliche, anche di quelle appositamente realizzate per fare pubblicitÃ
Quindi, certo che il mio commento era sarcastico. A questo punto, spero lo fosse anche il tuo!
dicembre 3rd, 2008 at 14:37
@ terrarossa
in quale paese al mondo io, dovendo dare o riferire una notizia di pubblico dominio, sono obbligato a telefonare a casa dei protagonisti, “interpellarli” e chiedere l’autorizzazione a pubblicare nel mio pezzo, post, articolo i loro nomi?
Kivani non ha autorizzato l’uso del suo nome? Quindi la pubblicità può essere guardata e il prodotto può essere comprato più e più volte (magari anche compulsivamente), purché nessuno di noi si azzardi a nominare il suo nome in vano?
Ma che stai a dì?