Keller ADV per gli accappatoi Power di Cotton Joy
Si chiama Power, ed è la nuova linea di accappatoi in microfibra ideata da Cotton Joy per assicurare leggerezza e compattezza al prodotto, mantenendo un potere assorbente uguale a quello della comune spugna.
Per la comunicazione l’azienda si è affidata a Keller Adv che ha sviluppato le affissioni che vedete in alto (Declinate anche su stampa quotidiana) ed il messaggio radio che potete ascoltare qui.
CREDITS:
Account: andrea lauretti, claudia papa
Art: giuliano brocani, daniele inchingoli
Copy: andrea periati
Photo: marcello scopelliti
registrazione, fx e montaggio spot radio: cat sound roma
Voce: claudia catani, che per vostra info è la doppiatrice di Meg Ryan e Cameron Diaz.
da nyky
Ultimo commento:
di Andrea il 01/1/70
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aprile 8th, 2008 at 12:26
Ho iniziato da poco a visitare questo blog, è sempre molto aggiornato, complimenti allo staff.
Mi piace l’idea della rivoluzione c’è, si vede.
Non conosco molto il prodotto, ma mi sembra di capire che abbia delle potenzialità .
Brava la modella, dove l’avete presa?
Il visual è molto azzeccato.
Se l’intento è far capire che il prodotto è rivoluzionario, secondo me funziona.
—–
Lo spot non mi fa impazzire ma trovo che sia molto coordinato con il mood “revolution”. vabbè.
aprile 8th, 2008 at 12:30
boring
aprile 8th, 2008 at 12:40
Il prodotto è rivoluzionario e allora fai vedere la rivoluzione. Non è un po’ troppo letterale?
aprile 8th, 2008 at 13:04
Luigi secondo me ti sbagli: ammesso che passi il concetto di “rivoluzionario” (sebbene trovo abbastanza banale dire “accappatoio rivoluzionario? Basta mettere l’accappatoio nel mezzo di una rivoluzione!”) il problema è che non viene detto, come tu stesso fai intuire, PERCHE’ sia rivoluzionario…il perchè vorrebbero essere gli accappatoi impacchettati che compaiono sullo sfondo (e che dovrebbero far capire quanto possa ridursi di volume il prodotto) peccato che siano troppo sacrificati sullo sfondo e comunque l’associazione non è per nulla chiara. Il claim inoltre non aiuta di certo perchè cosa vuole dire per il consumatore “microfibra”? Occorre uno scienziato perchè alla parola “microfibra” uno associ un prodotto che può ridurre di molto il suo volume…avrebbero potuto dire una cosa molto più stupida e banale del tipo “l’accappatoio salvaspazio” che avrebbero comunque avuto risultati migliori. Bocciato alla grande.
aprile 8th, 2008 at 13:44
accappatoio rivoluzionario = visual di una rivoluzione?
amici miei, uniamoci tutti in un minuto di doveroso silenzio che esprima il cordoglio per la scomparsa del “pensiero verticale”
preghiamo
aprile 8th, 2008 at 14:00
Mi piace. e mi piace vedere una pubblicità che non mostri le tette o un culo.
@luigi: mia nonna e mia mamma mi dicevano sempre “guardati dagli uomini che non si comprano nemmeno le mutande da soli”.
Sei sicuro che occorra uno scienziato per capire le peculiarità della microfibra (che non è necessariamente la capacità di ridurre il suo volume)? Chiedi a qualsiasi donna vicina a te. Rimarrai sopreso di scoprire quante cose che sappiamo.
aprile 8th, 2008 at 14:05
…mhhh…capisco l’intento…simpatica, anche se personalmente l’avrei illustrato in modo diverso il concetto di rivoluzione, però io all’inizio ho letto Evolution, non REvolution…
aprile 8th, 2008 at 14:20
@missy: Mi spiace, ma credo tu ti riferisca al commento di Andrea. Fino a mircofibra ci arrivo
@Andrea: ho solo detto che si capiva l’intento della rivoluzione, poi non so, non è scritto da nessuna parte la parola rivoluzione. Se i creativi della keler mi hanno indotto a pensare alla rivoluzione e ad un accappatoio rivoluzionario penso sia un buon traguardo.
aprile 8th, 2008 at 14:42
luigi scusa ma c’è scritto POWER (R) EVOLUTION cavolo dai come fai a dire che non ti hanno “suggerito” la parola “rivoluzione”? E comunque l’associazione dell’accappatoio nel mezzo di una rivoluzione, ripeto, per dire che è rivoluzionario è a dir poco infantile.
Missy72 ok ammettiamo che la parola “microfibra” sia più compresa dalle donne, ciò non toglie che nè il visual, nè il claim richiamino il concetto della microfibra per veicolarne il plus, il rivoluzionario in cui essa consiste. Non basta dire una cosa per farla ricordare (le pubblicità sennò non esisterebbero) pertanto così com’è questo adv non aiuta a far ricordare che la rivoluzione del prodotto consiste nella microfibra. Per me è come un lavoro lasciato a metà , un’opera incompiuta.
aprile 8th, 2008 at 15:05
si scusate, il mio commento era riferito ad Andrea.
e ad andrea di nuovo dico:
io leggo Power Evolution e l’associazione alla rivoluzione (giochino facile, certo) è spinta dal visual, senza del quale forse non sarebbe stata così evidente.
Quello che volevo dire io è che a molte di noi può bastare il fatto stesso che un accappatoio sia in microfibra per dirci molto di più di quello che può arrivare a un uomo (in termini di peculiarità del materiale).
Se mi dici “l’accappatoio salvaspazio” allora si che mi sento trattata da mentecatta.
aprile 8th, 2008 at 15:12
Forse è una mestierata, ma è meglio della media nazionale (e per favore nessuno attacchi briga con la menata che “allora ci si può accontentare di tutto”). Il visual mi pare abbia un doppio significato. Oltre a dire che il prodotto è rivoluzionario viene anche utilizzato come bandiera della rivoluzione stessa.
E la precisazione sulla “microfibra” mi pare una gran c…….ta.
aprile 8th, 2008 at 16:35
ah ah, ok allora leggono tutti “power evolution”…oh mi chiedo perchè poi bisogna sempre aspettarsi che la gente vada oltre l’evidenza (e il proprio naso), a questo punto che i pubblicitari facciano sonni tranquilli: dite “a” e la gente, da brava, capisce “a”.
aprile 8th, 2008 at 17:05
che vecchiume!
aprile 8th, 2008 at 17:14
Ciao a tutti e grazie agli anatomisti per averci ospitato di nuovo. Fa sempre bene ricevere critiche di qualsiasi tipo. Però sono doverose alcune spiegazioni visto l’interesse che la campagna ha suscitato in voi. Non sarò breve.
I plus di prodotto (capacità di assorbimento superiore, leggerezza, compattezza) e le qualità della microfibra, non sono state citate nella comunicazione: le avete scoperte voi (spero non deviati dalle indicazioni degli anatomisti nel post).
Il concept della “rivoluzione” è stato deciso da noi e non perché il prodotto da brief è stato definito rivoluzionario. Quindi il pensiero laterale (e non verticale che è l’esatto contrario, ma per questo vi rimando a De Bono) ancora regge.
Il Claim scaturisce dal nome del prodotto che altrimenti non sarebbe neanche citato: il fatto di giocare su “evoluzione/rivoluzione” si basa sulla volontà di sottolineare il visual perché abbiamo scelto noi, come dicevo qualche rigo fa, di definire rivoluzionario il prodotto e di non utilizzare polverose bodycopy che su un 6×3 non leggerebbe nessuno.
Il nostro sforzo si è concentrato sul non voler banalizzare l’accappatoio in sé (come articolo) ponendo in evidenza la differenza che c’è tra un comune accappatoio di spugna e un nuovo tipo di accappatoio in microfibra.
Concludo quotando il commento di Rup in ogni punto e facendogli i miei complimenti, avendo dato uno sguardo al suo sito (che vi consiglio), per i sui bei lavori.
Grazie a tutti
aprile 8th, 2008 at 18:33
Esprimo un doveroso grazie ad Andrea K per la correzione “laterale” del mio inesatto commento.
Purtroppo non riesco comunque a gradire il lavoro fatto.
Penso che il concetto di rivoluzione debba essere usato con estrema cautela in pubblicità e in questo caso non riscontro questo equilibrio. Penso che uno dei nostri compiti sia superare il rumore di fondo delle altre comunicazioni (e di prodotti che rivoluzionano ce ne sono parecchi). Penso che l’uso di un visual “parallelo” al concept renda molto limitato l’effetto comunicativo e che ne appiattisca il senso. Penso che se tutti i “plus” del prodotto che ci hai citato fossero stati usati per contribuire all’identificazione di un unico,originale e forte concept sarebbe stato tutto più efficace.
Penso che il concetto di Power (anche se riferito alla capacità di assorbimento) sia disallineato con il “core” del prodotto così come esposto e presentato.
Penso che Catsound, realtà di cui ho un gigantesco rispetto per le sue doti creative, questa volta, non a caso, abbia prodotto uno spottino non particolarmente memorabile.
Penso troppo?
ps: porgo ancora le mie scuse a De Bono
aprile 8th, 2008 at 18:46
@H,
Penso che la tua visione ci sta tutta, perché è la tua.
Penso che il concetto di rivoluzione è un concetto come qualsiasi altro in pubblicità . Tu sai benissimo che presupposti ha il pensiero laterale.
Penso anche io che con un altro brief o con un’altra agenzia si poteva fare un’altra creatività . Anche con un altro prodotto, però.
Penso di non capire perché ti sei messo in testa che il concetto di Power sia riferito alla capacità di assorbimento (?!).
Penso che Catsound non abbia colpe (se così le vuoi chiamare) visto che lo “spottino” lo abbiamo fatto noi, il loro intervento è stato su registrazione e missaggio.
Secondo me non si pensa mai troppo, si potrebbe pensare sempre di più.
aprile 8th, 2008 at 19:38
Quando si utilizzano 20 righe per spiegare una campagna vuol dire una sola cosa: che la campagna non è riuscita.
aprile 8th, 2008 at 19:54
@kate,
Non mi sembra di aver aggiunto niente alla campagna, ne di averla spiegata. Le spiegazioni sono legate alle critiche che in alcuni casi ritengo essere inesatte.
Ma questo rimane comunque un mio pensiero.
aprile 8th, 2008 at 22:35
Diciamo che è stata liberamente ispirata dallo spot
TBWA per adidas. O almeno, io, ho questa sensazione.
aprile 8th, 2008 at 22:40
ma veramente a nessuno ha ricordato immediatamente la cosidetta “rivoluzione arancione” di JuÅ¡čenko in Ukraina?
aprile 9th, 2008 at 10:10
@gianluca e gianmarco,
il visual è stato ispirato dal dipinto di Eugène Delacroix, la Liberté guidant le peuple (wikipedizzate).
Qui potete vedere i roughs iniziali http://www.kelleradv.com/PVT/roughs_cotton.jpg
Enjoy!
aprile 9th, 2008 at 10:10
L’idea è vecchia, l’interesse suscitato dalla campagna è prossimo allo zero. Il fervore con cui ne parla l’agenzia che l’ha creata, dopo questo segnale di minimo di-sinteresse è di un naif imbarazzante. Quello che si può dire è che un cliente glie l’ha pagata ottenendo in cambio un
lavoro di routine privo di qualsiasi slancio, meno che mai rivoluzionario.
aprile 9th, 2008 at 10:34
A volte ho l’impressione che se mettessimo su un post dedicato al Ratto di Proserpina del Bernini, qualcuno avrebbe da ridire anche su quello…
Criticare è facile, molto facile.
Personalmente a me il lavoro di Keller piace.
aprile 9th, 2008 at 10:36
Rant and bias.
Rant , bias and e-muscles.
wtf
aprile 9th, 2008 at 11:01
@pubblicitario scettico: Non concordo con te, credo che un post con più di 20 commenti, abbia suscitato abbastanza interesse, almeno in questo angolo elettronico. Credo che una critica mossa in maniera intelligente faccia piacere a questi creativi.
Dire zero interesse motivando con idea vecchia è come non dire nulla. Personalmente, in Italia, non ho mai visto una pubblicità per un accappatoio con un concetto di fondo diverso da “ti spiego il prodotto e non creo un’emozione”.
Ho letto i tuoi commenti anche negli altri post, cmq sempre poco costruttivi. Meno male che fai il pubblicitario e non il cliente
Quoto marketingman.
aprile 9th, 2008 at 11:24
@Andrea K. Periati
non era ssolutamente una critica, sinceramente a me piace e non farei tanta dietrologia per un adv secondo me semplce e chiaro.
La mia era una considerazione di “immediatezza visiva”, associare l’arancione al concetto di rivoluzione pensavo fosse una citazione.
aprile 9th, 2008 at 11:30
@gianmarco,
neanche la mia era una critica. Mi faceva piacere condividere le fonti di ispirazione: visto che siamo sulla pubblicità al microscopio, secondo me questi sono particolari succulenti.
Cheers.
aprile 9th, 2008 at 12:34
Caro Luigi Del Monte vivi nel paese dei puffi?
L’interesse una campagna deve riscuoterlo presso un pubblico qualificato e in un contesto professionale, non qui. Qui si vedono anche campagne interessanti, questa non è una di quelle.
aprile 9th, 2008 at 12:38
“L’interesse una campagna deve riscuoterlo presso un pubblico qualificato e in un contesto professionale”
Su questo avrei qualche piccolo, lieve, leggerissimo dubbio.
Non in merito al fatto che questo non sia un luogo professionale o di valido scambio di idee (Questo lo decide ogni lettore per conto suo), ma sul fatto che l’interesse debba suscitarlo presso un pubblico di professionisti.
Se la campagna piace ai futuri clienti del prodotto, allora è ok, a prescindere da ciò che se ne dica negli ambienti “Tecnici”.
aprile 9th, 2008 at 13:06
@Andrea K. Periati
Il visual è ispirato molto lontanamente al dipinto di Eugène Delacroix.
Richiama invece molto più direttamente manifesti della rivoluzione culturale cinese e vario materiale di propaganda sovietica.
In questo senso il richiamo -almeno psicologico, oltre che cromatico- alla
rivoluzione arancione in Ucraina citato da Gianmarco secondo me c’è.
aprile 9th, 2008 at 13:36
Sfido qualsiasi visual con una bandiera in mano a non somigliare ad un qualsiasi reperto iconografico rivoluzionario.
Offro dei soldi.
aprile 9th, 2008 at 14:53
@ niky sono assolutamente d’accordo: la campagna Fiat buonaseraaa ad esempio vinse un bronzo a cannes e fu molto apprezzata dal pubblico italiano. Ma dell’accappatoio rivoluzionario non gliene frega niente a nessuno proprio perchè non c’è un’idea, nè tantomeno un trattamento originale, intrattennente o quant’altro: è solo una campagna che si parla addosso, come quasi tutte.Tecnicamente è in brief, niente da dire,ma non basta per piacere alla gente, dare un vero valore aggiunto con la comunicazione. Non credo che questo sia un sito che parla dell’eccellenza creativa, ma tutti noi reagiamo con interesse quando vediamo qualcosa di bello(specialmente dall’estero) e questo non mi sembra il caso dell’accappatoio.
aprile 9th, 2008 at 15:06
per carità è carina, ma niente di eccezionale (con tutto il rispetto per la keller adv, che apprezzo tantissimo come agenzia), davvero non capisco tutti questi commenti…
a me onestamente sembra carina ma abbastanza anonima, ingenuamente mi chiedo “perchè tutti questi commenti?”…
aprile 9th, 2008 at 15:06
Quoto esse.
L’accoppatoio e la modella (tanto gnocca quanto rivoluzionaria) ricordano poco il Delacroix
http://www.artchive.com/artchive/d/delacroix/delacroix_liberty.jpg
e si avvicinano alla bandiera mossa sotto l’icona di Lenin (meno gnocco dela modella)
http://rosenblumtv.files.wordpress.com/2007/10/lenin.jpg
Sarà l’aria delle elezioni, dello spauracchio dei persuasori occulti ma questo post è più politico della Pasta del Capitano o di Alvi.
aprile 9th, 2008 at 15:31
@pubblicitario scettico: io vivo in un mondo di puffi, ma a giudicare dai tuoi discorsi devi vivere in un mondo di geni. Grazie per averci finalmente concesso (dopo 3 sterili commenti) il tuo giudizio sulla campagna. Forse ci hai messo un pò a trovare un motivo per non farti piacere nemmeno questa.
Quoto esse.
aprile 9th, 2008 at 17:09
pubblicitario scettico a me fa sempre sorridere il tuo continuo ed ossessivo (a mio avviso semplicemente inutile) ricorso ai premi, ai leoni, come unico criterio “inutil-virtuoso” di decretare le pubblicità di successo…se proprio vuoi saperlo la pubblicità di Fiat cui tu ti riferisci è citata spessisimo (premio o non premio) come esempio di PESSIMA pubblicità , ma alla grande proprio, per il semplice fatto che pochissimi erano in grado di ricordarsi di quale marca si parlava (mentre tutti erano perfettamente in grado di poterla raccontare). Allora come vedi che cosa fà di una pubblicità una buona pubblicità ? Il giudizio tecnico? Quello del pubblico? Il premio a Cannes? Io dico semplicemente il fatto che faccia ricordare il BRAND (e non solo la storiella che racconta) perchè forse ve lo dimenticate a volte ma una pubblicità non ha alcun senso di esistere se non fa (come minimo) awareness.
aprile 9th, 2008 at 17:27
Oh Anatomisti,
ma a quanti commenti vinciamo la maglietta di Spotanatomy. Ce la meritiamo: 36 commenti!
aprile 9th, 2008 at 17:35
Andrea, tu lo sai cosa dovete fare per la maglietta! E direi che 36 commenti vi fanno rientrare d’obbligo (imposto) tra i partecipanti al contest!!!
aprile 9th, 2008 at 17:37
E sia. Accettiamo. La deadline è il 31 agosto?
aprile 9th, 2008 at 17:55
Yes!
aprile 9th, 2008 at 18:41
@Andrea forse ti sembra facile vincere un bronzo a Cannes e incrementare l’afflusso dai concessionari come la campagna buonaseraaa è riuscita a fare. Riuscire a essere citata non da Spotanatomy ma da trasmissioni tv ( Gialappa’s in testa ) e diventando un tormentone per un anno intero a costo zero.( Si arrivò perfino a mettere all’asta su Ebay i guanti di gomma del protagonista, che acquisì una certa fama e razzolò ospitate a gò-gò in virtù di quella campagna! )
Per una promozione ( e cogli l’attimo lo era) l’afflusso registrato è stato un successo epocale. E che ti piaccia o no questo è successo con il solo potere delle idee di un creativo molto in gamba e che conosco e stimo.
Non so dove raccogli i tuoi giudizi, sulla buona e sulla cattiva pubblicità , ma questi sono i fatti e per contano più delle opinioni di uno che evidentemente di questo mestiere e non ha nessuna awarness…
aprile 9th, 2008 at 21:33
No, sicuramente non è facile vincere a Cannes (anche se ho il sospetto che i motivi siano ben diversi da quelli che pensi tu).
Sull’aumento dell’affluenza ai concessionari FIat …beh lascia stare, io fossi in te non mi arrischierei su un terreno che ti è così evidentemente ignoto (se non ostile).
E’ un fatto che quello spot divenne un fenomeno di costume ma non è questo l’indicatore che lo identifica come una buona pubblicità .
Dov’è il prodotto?, Dov’è quel valore aggiunto che qualcuno – se non tu -anelava pochi post fa? Dov’è la promessa?
Sinceramente, con tutto il rispetto che posso nutrire per Manieri, quella pure è una gran bella mestierata. E lo vedono anche i sassi.
Prova a metterci un super di un qualsiasi altro prodotto alla fine dello spot, uè dico proprio uno qualsiasi – che sò, diciamo lo Sturacessi TazzaLinda®. Fatto? Funziona lo stesso!
P.S. infatti manco l’adci lo premiò (e ho detto tutto).
P.S. O così. O Pomì. Ecco in uno cosi c’è tutto. Manco questo premiato a cannes però. Peccato.
aprile 10th, 2008 at 11:27
Sulla lungimiranza dell’ADCI lascia perdere, non ne azzecca una.
aprile 10th, 2008 at 13:16
Ma basta con questi campagne trite e ritrite!!!!
;(
aprile 10th, 2008 at 13:26
infatti intendevo proprio: “…e se non l’ha premiato manco l’adci, che è una setta di campanlisti che fanno a gara a premiarsi tra di loro…”
aprile 11th, 2008 at 12:24
pubblicitario scusa ma DI CHE AFFLUSSO parli? Sei sicuro ci sia stato? E se c’è stato sei sicuro che non sia stato dovuto alle solite promozioni parallele che Fiat propina di continuo? Io parlo di fatti concreti e validati: la gente NON RICORDAVA la marca pubblicizzata e sai perchè? Perchè il prodotto non c’entrava una mazza con tutta la creatività e questo è l’errore più madornale che un pubblicitario possa fare: se il prodotto non è integrato nella pubblicità tu potrai anche avere migliaia di persone che ti sanno raccontare la storiella alla perfezione ma non si ricorderanno mai il brand.