achtung!

Un buon metodo, un ottimo mezzo

Che il libro avesse avuto un ottimo successo in tutto il mondo è cosa risaputa.
Ma vederselo sbattuto in faccia, con questa headline, fa comunque un certo effetto.
Complimenti per il coraggio ed ottima la scelta del Sole24ore come veicolo.

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feb  08
2
alle 12:00
da nyky

Ultimo commento:

di Roccobot il 01/1/70

In effetti, sarei d'accordo con te, se solo non avessi usato tutti quegli asterischi, che mi suon...


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16 Commenti to “Un buon metodo, un ottimo mezzo”

  1. michelin dice:

    non ho capito, complimenti al sole24ore perché hanno messo una parolaccia nella head? ma che coraggio è? il vero coraggio è fare un titolo creativo. cosa che qui manca completamente. questa è la classica campagna autoreferenziale. per far parlare di sé. alla toscani, insomma. che voi criticate.

  2. Roccobot dice:

    Beh insomma.. sono d’accordo sul fatto della creatività, ma la cosa più importante è che il messaggio arrivi, no? Questo è chiaro, diretto e inequivocabile, e ha lo stesso spirito anticonvenzionale e anti-moralista del libro.
    Secondo me funziona! E al Sole 24 Ore sono stati bravi non a ‘cedere’ alla parolaccia, ma a ‘osare’, perché in questo caso era utile e forse necessario.. d’altr’onde come fai a vendere un libro con un titolo così se poi ti vergogni di dire ’stronzo’?

  3. Roccobot dice:

    (Tra parentesi: il libro è molto interessante, lo sto leggendo!)

  4. fruttainpezzi dice:

    @michelin: non credo che sia una campagna autoreferenziale alla toscani..l’uso della parolaccia è dettato non tanto dal bisogno di far parlare di sé quanto il bisogno di trovare un legame con il target-lettori che di sicuro usano questo termine per aggettivare il proprio boss o collega. Insomma, io penso che abbiano pescato il termine più adatto per catturare l’atttenzione del target. Si può dire che, magari, sia un pò forte (e questa è in parte la sua forza), ma io comprerei un libro così piuttosto che “Rapporti conflittuali e mobbing” (titolo inventato)…
    Chi non si sfoga dicendo “il mio capo è uno str..” invece che “mi trovo a gestire un rapporto alquanto conflittuale col mio capo”…quindi ottimo titolo perchè tiene massimo conto del target (che così si sente compreso e non incasellato in teorie sociologiche e basta) ed è ciò che funziona a mio parere.

  5. michelin dice:

    La parolaccia era già nel titolo del libro. Quindi il coraggio è dell’autore, semmai. L’annuncio è il calco della copertina del libro. Sia nella head che nel visual. Non c’è stato alcun lavoro creativo. Nessuno sforzo di andare oltre. Un brutto lavoro. Un non lavoro.

  6. fruttainpezzi dice:

    Creatività o niente?? Ben venga un pizzico di originalità e fantasia, di gusto e genialità in tutto ciò che viene prodotto ma mica dev’essere un obbligo! Se no si rischia di rimanere intrappolati a volere fare qualcosa di creativo a tutti i costi.
    Ripeto che, in questo caso, il titolo non è il top della creatività ma funziona alla perfezione perchè acchiappa l’attenzione di tutti quelli che hanno pensato: “il mio capo/collega è proprio uno s*****o!” Diciamoci la verità, chi al mondo non l’ha pensato almeno una volta in tutta la sua vita? (Pompando un pò il ragionamento)Traduciamo tutte queste persone in copie del libro vendute/che si venderanno, il risultato sarà un best-seller…

    Cosa proponete di creativo in alternativa?

  7. attilio dice:

    Il problema, secondo me, è che questo termine non è sostituibile. Dovrebbe significare colui che se la prende con i più deboli, o colui che ricambia l’affetto con il tradimento. La versione “pulita” potrbbe essere “vile”, ma non ha lo stesso esatto significato….

  8. esse dice:

    @fruttainpezzi
    una proposta alternativa, appena appena più creativa ma molto molto meno becera avrebbe potuto essere:
    “LAVORI CON UNO S*****O?” ecc ecc

    PS il Sole 24 Ore fa una pessima figura ad accettare certe campagne, credevo avesse una reputazione da difendere (ma se intende porsi sullo stesso livello di Libero di Vittorio Feltri o de La Padania…)
    PPS credo che i complimenti per la scelta del Sole 24Ore fosse riferita all’individuazione del quotidiano attraverso cui veicolare la campagna , visto l’argomento “aziendalistico” del libro

  9. fruttainpezzi dice:

    @esse
    dal mio punto di vista mi sembra che cambi poco sinceramente…
    e non credo che il Sole 24 Ore faccia una pessima figura, propone solo letture mirate per chi cerca soluzioni a problemi concreti!

  10. Anonimo dice:

    Esse, hai perfettamente interpretato il senso della mia frase.
    In merito poi alla figura che potrebbe fare il Sole, sono daccordo con Fruttainpezzi

  11. esse dice:

    Si vede che non siete lettori del Sole 24Ore.
    Il problema non riguarda quali libri proporre ai lettori ma con quale linguaggio proporli

  12. ilvi dice:

    Non credo che il Sole 24Ore possa rifiutare di pubblicare delle campagne pubblicitarie, se gli spazi sono regolarmente acquistati. Il fatto che la pubblicità di un prodotto si trovi su un certo giornale non significa che quel giornale consigli il tale prodotto, e neppure che abbia avuto voce in capitolo sulle scelte creative, altrimenti probabilmente ci sarebbe un logo della testata, da qualche parte.

  13. Roccobot dice:

    Cioè, siamo davvero a questo punto? ci vergognamo a dire (o scrivere) STRONZO? Boh..
    TUTTI dicono e pensano che qualcuno sia stronzo centinaia di volte al giorno.. sul lavoro e non solo. È una parola del nostro linguaggio comune, cerchiamo di essere seri e onesti, anche perché il moralismo

    @michelin: il ‘merito’ per la parolaccia non va solo all’autore, ma anche al traduttore che ha avuto il buon gusto di tradurre letteralmente ‘asshole’ con stronzo, senza preoccuparsi dei soliti bacchettoni, ma anche dell’editore che gli ha ‘concesso’ questa libertà (ovviamente) e in questo caso dei pubblicitari. La cosa non era così automatica, dato che il nostro paese è strapieno di bacchettoni pronti a saltare in piedi a difendere non si sa cosa..

  14. Roccobot dice:

    non so perché al mio ultimo messaggio manca un pezzo, ma tanto si capisce lo stesso..

  15. esse dice:

    @Roccobot
    sapessi le volte che vorrei sparare a delle persone che mi stanno sul c***o ma non lo faccio, così come -immagino- anche tu quante volte eviterai di dire in faccia ad una persona che è un pezzo di m***a, o che gli puzza l’alito ecc.
    Sei anche tu un moralista/bacchettone in questo caso, o forse capisci che in un mondo così sauvage non si vivrebbe troppo bene?
    Non è questione di vergogna (o coraggio) a scrivere S*****O: se chi -immagino- come te si occupa di comunicazione non capisce questo, lo trovo davvero preoccupante.
    Tu credi che usare il turpiloquio o dire pane al pane sia rivoluzionario, una grande conquista di libertà; per converso, che sia un “bacchettone” chi pensa debba esserci un minimo di self-restraint tra chi fa pubblicità. Ma allora sei fortunato perchè vivi nel migliore dei mondi possibili, basta che ti guardi intorno, accendi la tv e vedrai che la rivoluzione ha vinto!
    Non la penso come te. Secondo me chi scrive “male” pensa male e vive male (fermo restando che uno s*****o resta tale…)

  16. Roccobot dice:

    In effetti, sarei d’accordo con te, se solo non avessi usato tutti quegli asterischi, che mi suonano come i bip della censura. La cosa non mi piace per niente.

    E comunque, sarei d’accordo proprio perché NON ho detto che la volgarità è una conquista. Ho detto solo che quando ci vuole ci vuole. In questo caso, per rispetto con l’autore e coerenza col soggetto, ci voleva. Tutto qui.

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