I’m a PC, la mancata riscossa di Windows
Con molto, molto ritardo, Microsoft sceglie di replicare alle campagne virali di Apple (I’m a Mac).
Lo scopo è quello di spezzare con l’immagine seria, austera e fallimentare che il marchio Windows si porta dietro quasi da sempre.
L’impressione è che l’azienda abbia mancato un’occasione.
Per risollevare l’opinione del pubblico ci sarebbe voluto qualcosa di molto, molto più forte.
Non trovate?
da nyky
Ultimo commento:
di Lys il 01/1/70
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settembre 25th, 2008 at 13:04
aiutatemi a capire.
il significato della campagna è “io sono pieno di virus” – “io subisco molti crash” – “io sono commerciale” – “io non ho design” – “io non ho assistenza” – “io tento di copiare l’interfaccia grafica degli altri” – “io creo aggiornamenti fittizzi”?
intendiamoci, queste domande non me le sarei poste se questa campagna non fosse volutamente un confronto suicida con la apple. Ma non gli conveniva continuare sulla loro strada senza andarsi a ficcare in una logica di rapporti persi in partenza rispetto ai competitors? (considerando che dovrebbero vergognarsi solo ad immaginare di essere competitors di Apple).
settembre 25th, 2008 at 23:17
Personalmente preferivo di gran lunga la serie di pubblicità con Seinfeld. Replicare (per altro dopo così tanto tempo) è un po’ come ammettere una sconfitta.
La pubblicità con Jerry Seinfeld non solo cancellava l’esistenza della apple – cosa a cui dovrebbe puntare l’advertising microsoft forte della sua popolarità , a mio avviso – ma virava in una direzione completamente opposta agli spot un po’ “fighetti”, se pure “cool” e divertenti della apple. Purtroppo non è stata compresa da molti che si aspettavano, appunto, una sfida di spot Apple-Microsoft salvo poi dirsi delusi una volta accontentati.
Nel frattempo Jerry Seinfeld è riuscito a convincermi a reinstallare Vista con Bootcamp, mannaggia a lui (e devo dire che lo sto rivalutando molto).
settembre 28th, 2008 at 10:07
Quando io ero giovane, la differenza fra PC e Mac era versatilità vs standardizzazione: il PC era personalizzato al massimo (tant’è che ci si compravano le schede separatamente e si assemblavano a casa) mentre i Mac erano tutti uguali.
(questo a prescindere dal fatto che i Mac non crashassero e fossero considerati molto più professionali, mentre il PC era roba da ragazzini smanettoni con il saldatore in una mano ed il linguaggio assembler nell’altra)
Ora questo spot vuole riprendere quella vecchia distinzione, che però mi pare ormai piuttosto datata. Molti PC si comprano “a scatola chiusa”, soprattutto con la diffusione dei portatili, e la scelta di upgrade di schede o customizzazioni è diventata ormai appannaggio di pochi maniaci che infilano tubi al neon e liquidi fluorescenti nel case.
Insomma, non solo sono in ritardo nel rispondere a “I’m a Mac” ma anche sulla storia!