Ma va bene così?
E’ dal 15 giugno dello scorso anno che a Bologna sono distribuite cartoline e affissi manifesti con questi quattro differenti messaggi:
La campagna “va bene così”, voluta dall’associazione Agedo, incoraggia le famiglie alla comprensione e alla vicinanza emotiva con i loro familiari gay e lesbiche.
Giovanna, con un’analisi approfondita, pur approvando l’iniziativa, sostiene che la campagna sia smaccatamente sottotono.
Sicuramente c’è una differenza abissale con la successiva campagna “homosexual” della Regione Toscana. La prima più pacata e rivolta ai familiari; la seconda più d’impatto e con un target più ampio.
A questo punto servirebbe il parere di qualcuno coinvolto direttamente per capire l’efficacia dei due approcci, così come l’intervento di Schism ci ha aperto gli occhi sulla campagna Anorexia di Oliviero Toscani.
da meghi
Ultimo commento:
di manuel il 01/1/70
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gennaio 17th, 2008 at 15:33
Niente male. Anche i colori rendono tutto più “normale” e fresco. Certamente fa pensare, molto a chi ha una situazione del genere.
gennaio 17th, 2008 at 16:14
il “va bene cosi’” sa un po’ di rassegnazione, ma potrebbe funzionare…
gennaio 17th, 2008 at 16:19
Secondo me non da l’impressione della rassegnazione in quanto il “va bene così” è preceduto dalla “e”. Apprezzzabile.
gennaio 17th, 2008 at 16:27
A me piace molto.
Non idealizza le famiglie, cosa che avrebbe completamente mancato il bersaglio.
Presenta una serie di differenti reazioni al coming out, permettendo a genitori e famigliari di identificarsi appieno nella situazione.
Non è troppo carica, e lo considero un complimento, visto il tema.
L’idea del poliziotto mi piace moltissimo, nella sua apparente banalità .
A mio parere, si tratta della classica campagna sociale perfetta per l’affissione nei treni delle metropolitane e negli autobus. la leggi distrattamente (che altro puoi fare, in metropolitana?), la rileggi, e ci rifletti sopra, e piano piano attecchisce.
Complimenti anche all’AGEDO per il loro lavoro, in generale.
gennaio 17th, 2008 at 16:42
@ Alfio
…mhhh…forse e’ per il fatto che il testo abbia un inclinazione verso il basso…mi da’ una senzazione negativa e debole…fosse stato verso l’alto (verso l’angolo sinistro) sarebbe stato piu’ positivo…e’ una delle basi della comunicazione pissicologica del segno e della linea…
gennaio 17th, 2008 at 17:59
La banalità dei testi è sconcertante.
gennaio 17th, 2008 at 18:10
Erre, è destinata alla gente un pò “ottusa”, “sempliciotta”, magari “ignorantella” o semplicemente “all’antica” che ancora pensa “mio figlio un culatùn? dove si compra il vaccino?!” e via dicendo…possibile che ANCHE QUI ci voleva il sottile, il sofisticato, il forbito???
gennaio 17th, 2008 at 18:26
secondo me non è questo che vogliono i gay
gennaio 17th, 2008 at 18:35
maioloamo non capisco, cioè i gay secondo te non vogliono forse essere accettati ed evitare di perdere le persone care per “colpa” della loro natura?
gennaio 17th, 2008 at 19:36
per me va bene.
non è rivolta a gay o lesbiche (che parole tristi).
è rivolta ai familiari. rara cosa.
pienamente d’accordo con andrea.
mi piacerebbe una campagna così anche nella mia cittÃ
gennaio 18th, 2008 at 12:41
andrea, ti spiego la mia idea un po’ malsana… secondo me questa campagna è come una consolazione…
è gay ma va bene così, nel senso, me lo tengo perchè questo mi è venuto!
non mi piace il va bene così!
avrebbero potuto dire qualcosa di diverso!!
con quel “va bene così” c’è una sorta di rassegnazione, non so come dirti, forse non riesco a esprimermi bene!
forse io avrei puntato sul concetto di uguaglianza! che ne so, la foto di una famiglia con due figli: andrea e marco, uno di loro è gay, ma chi dei due? e poi, chissenefrega? per me sono entrambi figli miei…
invece mi sembra proprio che il concetto di uguaglianza non venga messo in evidenza! ho apprezzato di più la campagna toscana!
gennaio 18th, 2008 at 12:41
Una rara campagna molto positiva fatta da eterosessuali per eterosessuali riguardante i gay. E’ vero, i testi sono banali ma non dimentichiamo che la maggior parte della gente ragiona ancora in modo banale e spesso, su questo tema, si cade in terribili luoghi comuni. Proporrei un’estensione a livello nazionale. Leggere questi poster in metro, ad esempio, sarebbe sicuramente di aiuto e di conforto anche ai miei genitori (si’, sono gay) e sarebbe d’aiuto anche a chi non riesce ad accettare la propria “diversità ”. Sicuramente non ha lo stesso impatto della campagna della Toscana, ma non tutto ciò che è omosessuale deve creare scalpore e sbalordire. Anzi.
gennaio 18th, 2008 at 12:48
Ciò che dice maioloamo non è scorretto. Però siamo già un passo dopo… Cioè quando non sarà nemmeno più necessario parlare di gay o non. Saremo tutti solo “Persone”.
gennaio 18th, 2008 at 12:58
bravissima kail! è appunto questo che volevo dire!
con questa campagna mi sembra che ancora di più si accentui la diversità fra omosessuale e eterosessuale!
mi sembra che ancora di più si ghettizzi il gay!
è come dire “guardate, io ho fatto una cosa figa! non ho cacciato di casa mio figlio quando ho saputo che è gay!”…ma questo implica che la normalità dovrebbe essere discriminare…
oh, ragazzi, che ci posso fare? a me quel “e va bene così” mi irrita proprio!
gennaio 18th, 2008 at 16:07
maioloamo e Kail ho capito il vostro discorso ma è sempre il solito problema: se devo convincere un’anoressica a mangiare non le metto in tavola la trippa ma qualcosa di più leggero, se devo convincere qualcuno che un malato di AIDS non è un mostro non lo faccio mangiare con la sua forchetta ma inizio a spiegargli come avviene il contagio. Insomma se devo parlare a chi ancora pensa “all’antica” sui gay è comunque più efficace partire dal preconcetto stesso che caratterizza il loro modo di pensare, e cercare di abbatterlo piuttosto che non fare finta di nulla col rischio di dare un messaggio troppo forte ed “evoluto” col rischio che non venga recepito…questo (quello che dite voi) sarà l’eventuale passo successivo.
gennaio 18th, 2008 at 17:24
Ciao, capisco il concetto di maioloamo e Kail …ma sono d’accordissimo con andrea…questa campagna è perfetta per arrivare con le parole giuste alle orecchie di un pubblico impreparato e spaventato. Inoltre, (non per accontentarsi!) ma il “E va bene cosi” è molto meglio del “MA va bene cosi…”