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Del paradiso non se ne può più!

Dal 2000 Lavazza manda in onda la “Campagna Paradiso” che vede protagonisti Paolo Bonolis e la sua eterna spalla Luca Laurenti.
In principio fu un susseguirsi di vari sketch divertenti … poi venne il ripetersi degli stessi sketch (un po’ meno) divertenti … poi fu la volta ancora gli stessi sketch …
Ma invece di pagare 1 milione di euro a Bonolis e poi riproporcelo per 7 anni consecutivi fino a farci venire la nausea, non sarebbe più efficacie spendere un po’ meno per i testimonial e rinfrescare di tanto in tanto gli spot?

Per chi non ne avesse abbastanza, qui lo spot del Lavazza Dek (quello con Merlino) e qui quello di Crema & Gusto (quello con i tifosi).

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da meghi

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di gianluca il 01/1/70

Si tratta di archetypal branding: i due testimonial in Paradiso rappresentano l'archetipo dell'In...


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13 Commenti to “Del paradiso non se ne può più!”

  1. Sciura Pina dice:

    Forse è lo stile Lavazza.
    Il buon Nino Manfredi era invecchiato a furia di bere caffè!
    Sciura Pina

  2. AAA Copywriter dice:

    Nel 1983 ho preparato una tesi sulle sponsorizzazione e già allora era noto che dopo 3 anni il testimonial cannibalizza lo sponsor. Ora il fatto è ancura più vero. Cattivo management o pessima agenzia?.

    Alex

  3. MICK dice:

    Ho studiato le pubblicità seriali di recente, è molto difficile cambiare strada per un prodotto nazional popolare come il caffè. La gente è abituata agli spot lavazza così come è abituata a berlo dopo pranzo. Tradire delle aspettative così radicate forse è ritenuto un rischio troppo alto.

  4. Anonimo dice:

    Da Carmencita e Caballero si era passati a Manfredi: 2 pubblicità seriali molto diverse. Poi da Manfredi a Bonolis/Laurenti: 2 pubblicità seriali UGUALI!

  5. Il grande Lebowski dice:

    tra l’altro sono pure poveri nel linguaggi, visto che si rifanno molto a carosello o allo sketch manfredi – nonnina. Non a caso nel testo compare ancora il famoso sillogismo “il caffè è un piacere, se non è buono, che piacere è?”. Insomma: forse si sono resi conto che a parte il fatto che non c’è nulla di nuovo, il nuovo non è di qualità. Quindi bisogna ricorrere al vecchio.
    Ma allora perch è non cambiare?
    Forse se Lavazza vendesse meno… altto cambio, altra strategia.
    Cmq, la scelta del testimonial (tipica dell’Arm Testa, che credo sia l’agenzia) si utilizza quando la categoria merceologica non ha una gran identificabilità di suo. Quindi ad identificarla deve essere il testimonial. Per questo anche le altre marche di caffè utilizzano la stessa tecnica, oppure la stessa cosa la fanno le compagnie telefoniche (telefonare con A è uguale come azione a telefonare con B). Non è che sia sbagliata. E’ sbagliato usare lo stesso tipo di testimonial, che quindi non differenzia. Non parlerei quindi di strategia sbagliata perchè entropoformizza la marca. Dipende da come la si realizza. io non faccio il copy all’A.T., ma mi domando sempre “perchè conoscono solo questa strategia?”.

  6. MICK dice:

    Non credo sia colpa del copy. Te lo ripeto, io credo che all’AT abbiano ideato altre 100 idee in questi anni, ma chi decide alla fine è sempre il cliente e se le vendite vanno bene perché cambiare?

  7. Anonimo dice:

    domanda. ma le vendite ( con un prodotto come lavazza) non potrebbero andare bene anche con un testimonial più povero o con un altra idea?
    io penso che se lavazza buttasse bonolis nel cestino continuerebbe a vendere tranquillamente. non facciamoci gasare dall’effetto pubblicità. questa funziona al massimo quando enfatizza un prodotto nuovo o un suo derivato o da un’informazione. lavazza è un marchio stranoto, ben posizionato sugli stigli di supermercati, assorbito nella testa del consumatore, che non credo abbia realmente bisogno di quintali di advertising classico.

  8. MICK dice:

    Mi meraviglia che tu dica questo.
    Segafredo si è svenato per arrivare alla conoscenza spontanea di Lavazza, ha fatto addirittura l’inferno, come risposta al paradiso. E non ci è riuscito. Kimbo fa da anni la serie sulla nave, senza mollare di un attimo. Ti concedo soltanto il cambio di testimonial, ma come fai a dire che non ha bisogno di spot classici? Un caffè? Cosa proponi un video viral? e mia nonna, grande bevitrice di caffè, credi lo vada a vedere?

  9. Il grande Lebowski dice:

    Io non volevo dire che fosse colpa del copy. Faccio il copy di professione. So che la strategia si sceglie a monte. E caro il mio mick, non è solo il cliente. Ma a volte siamo noi creativi, oppure è lo strategic planner. Il cliente mette voce ovunque non solo nella strategia, con danni annessi. Ma è un altro discorso. Non intendevo dire che la P. è direttamente collegata alle vendite e viceversa. Su questo argomento c’è già stata una lunga discussione con nick. Intendevo dire che se magari vendesse meno (ma magari la causa non è la comunicazione pubblicitaria, forse cambierebbe strategia). L’esempio del testo sottolinea che in fondo sanno anche loro che sono penosi questi messaggi rispetto a carosello, infatti carmencita è tornata in messaggi di 15′ ed è tornato quel sillogismo citato.
    All’At, nel 90% delle campagne che prevedano annucni televisivi, si affidano a questa strategia (che si chiama Brand character). Io non vorrei mai lavorare da loro (a proposito, se un creativo dell’At sta leggendo: ma come fai a divertirti?).Idee nuove i due spot citati? Ma stai scherzando? Quella dell’inferno è opera della ddb, tra i vari prof ho avuto uno che lavorava lì come copy. E’ stato un fallimento assoluto, come di solito avviene quando si imita. Cmq entrambi erano o sono con testimonial (kimbo = proietti; inferno = Arbore). Solo il gruppo Segrafedo, o anche illy, sta provando ora a fare qualcosa di diverso, o l’ha fatto negli ultimi anni (lo spot della neve, ad esempio). Lavazza rimane così per anni sapete perchè? perchè esiste da anni. E ormai ha una forte identità di marca. Difficilmente in questi casi si cambia, per mantenere rassicurazione nel consumatore. Molto dipende poi dalla categoria merceologica (vedi messaggio di prima). Altro discorso è come vengono realizzati questi spot una volta scelta la strategia. iN tal caso sono d’accordo: fanno schifo.

  10. MICK dice:

    Esatto, mi hai dato ragione, siamo d’accordo.

  11. Alessandra dice:

    A me fanno morire dalle risate invece! Non mi stancherei mai di vedere pubblicità con la coppia Bonolis – Laurenti!
    VIVA LA LAVAZZA DI PAOLO E LUCA!!!

  12. Anonimo dice:

    devo dire che l’ultimo spot, quello con il cinese è carino…speriamo non mi facciano venire la nausea anche di quello!

  13. gianluca dice:

    Si tratta di archetypal branding: i due testimonial in Paradiso rappresentano l’archetipo dell’Innocente. L’Innocente ha già tutto: può soltanto cadere dal Paradiso. In Paradiso si beve Lavazza: si può soltanto passare a qualcosa di peggiore. Nei vari spot si avvicendano le proposte che porterebbero alla caduta: Caffé OLO del cinese, caffé dimezzato dell’antenato scozzese, caffé decaffeinato che non sa di niente del Mago Merlino. E’ una campagna di posizionamento e fidelizzazione: più che attrarre nuovi consumatori, cerca di tenersi i propri. Da leader.

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