forse forse
alle 03:00
da meghi
OPPS!


La prima è la copertina del disco di Manu Dibango del 1994.
La seconda è un’immagine della recente campagna realizzata da Ogilvy per il 50esimo anniversario di Amref.
Pietro, che ci segnala la cosa, ci chiede: “succede????”.
Si, Pietro, succede questo, questo e molto altro!
Qui il video della campagna Amref.
mar 07
13
da meghi
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marzo 14th, 2007 at 10:39
Confermo!……e molto altro…
saluti.
Pier Luca Santoro
marzo 14th, 2007 at 11:12
Ho giàrisposto al nostro cliente che mi segnalava nel dicembre scorso le stesse critiche comparse in altri blog.
Conoscevamo l’immagine e l’abbiamo usata per fare i layout, poi l’abbiamo ricreata seondo la strategia di campagna e il posizionamento di AMREF. Ma non è questo il punto. La nostra ricerca creativa riguardava l’Africa: la forma del continente africano ottenuta con qualcosa di diverso dal chiaroscuro delle carte geografiche. Avessimo scelto una delle molte soluzioni pensate a suo tempo, oggi qualche superinformato ci denuncerebbe per aver fatto, per es., un’Africa con della carta straccia appallottolata (ci avevo pensato:l’ho vista ieri sera tra le opere di un artista che con la stessa tecnica ha fatto il ritratto di Marylin Monroe, vari paesaggi urbani ecc.). Avremmo copiato? All’immagine segnalata oggi abbiamo aggiunto il prodotto di un pensiero che la fa diventare comunicazione. Forse, più che nella caccia a campagne uguali o che si somigliano, vale la pena d’interrogarsi e discutere sulla circolazione dell immagini, sulla libertào non libertàdi esserne impressionati e coglierle e usarle. Del resto, non si tratta di una questione nuova. “Si parva licet”, anche Virgilio e molti altri prima di lui rifecero Omero e l’Odissea. E’ imitazione letteraria, è vero, e noi siamo pubblicitari e non auctores. Ma essere del tutto originali è e diventa sempre più difficile. Il rigore che sento richiamare nella segnalazione relativa alla nostra campagna e ad altre visibili in link ci chiuderebbe in un angolo.
Per chi ha voglia, allego il testo della mail inviata nei mesi scorsi al nostro cliente.
Caro …,
in merito alle osservazioni sulla nostra campagna che mi vengono riportate in questi giorni, ho qualche osservazione da fare a mia volta.
A dire il vero, l’originalitàdel messaggio AMREF e del pensiero sottostante, maturato da Ogilvy in stretto contatto con voi, sono per me fuori discussione.
(…………………………..
…………………………..)
Sull’idea che ci ha portato all’esecuzione scelta, sono state fatte svariate prove: quello che cercavamo era infatti una visualizzazione del rapporto esclusivo, quasi dell’identificazione di AMREF con l’Africa.
Ora, a chiunque abbia esperienza di come lavora un reparto creativo, è noto che un concetto , se è originale e ben pensato, può dare origine a molte immagini. E posso assicurarti che di Afriche fatte in modi e con tecniche diverse, ne ho passate in rassegna parecchie: un’ Africa ricavata dalla scrostatura di un muro,un’Africa /globulo bianco, un’Africa fatta di tanti corpi uniti insieme, un’Africa fatta con una goccia d’acqua, un’Africa ricavata dalla piegatura di una t-shirt, un’Africa/testa d’uomo.
Abbiamo usato l’immagine che apprendo essere la copertina di un cd, scaricandola come molte altre suggestioni dal web. E l’abbiamo usata per fare il nostro layout perchè era la visualizzazione più felice della nostra idea di campagna. L’abbiamo quindi – con parecchio studio, credimi – fatta diventare l’immagine dell’Africa giovane, impegnata ed efficiente che è il ritratto di AMREF oggi. In due versioni: una maschile e una femminile, e con uno stile fotografico scelto per la nitidezza e la semplicità.
Infine abbiamo interpretato questa figura come un appello a schierarsi, a prender parte: un aspetto decisivo quando si parla di ong e di raccolta fondi.
Così è nata la campagna “Prendi posizione”.
Come vede chiunque (…)l’originalitàè fatta prima di tutto di contenuti e tono della comunicazione.
marzo 15th, 2007 at 12:36
Ogilvy, mi è veramente caduta come agenzia.
Capisco che il livello del visual è alto, ma cosa significa copiare spudoratamente così?
Capisco il prendere spunto, ad esempio: persone che formano la sagoma dell’Africa, ma prendere la stessa posizione mi sembra cosa da dilettanti.
marzo 14th, 2007 at 15:25
Io non ci vedo nulla di male. Hanno utilizzato un’immagine che per loro stessa ammissione hanno trovato sul web. Se fossi la casa discografica di quel cantante non ne sarei comunque contento (indipendentemente dal fine umanitario della campagna).
Se non altro hanno ammesso di aver utilizzato un’immagine già esistente.
W l’onestà !!!
(ps è sempre più raro trovare agenzie che non lavorino con banche immagini o ricerche di immagini su Internet; spiace dirlo, ma è così).
marzo 14th, 2007 at 15:24
ritengo che le agenzie di pubblicità ( e soprattutto i reparti creativi delle stesse ) sono ormai BOLLITE…anzi RIBOLLITE….
Ieri le idee erano “idee” e basta. Da vendere al cliente ( profit o non profit poco importa ) non con la migliore esecuzione ritrovata là fuori ma con un concetto, con una parola, con uno schizzo, ecc.
Oggi al cliente, ed è colpa sempre delle agenzie, si presentano dei lay out perfetti con immagini altrattanto perfette. Al fotografo o all’illustratore viene richiesto semplicemente (?) di rifare al meglio la stessa immagine.
Facciamo uno sforzo tutti quanti e riprendiamo a fare i “creativi” .
Pietro
marzo 14th, 2007 at 15:17
Alle grandi agenzie spesso è tutto permesso.Evidentemente le idee si ispirano a ciò che si vede, da spunto nasce cosa…in questo caso il plagio è talmente palese.
Forse sarebbe stato più corretto citare la fonte, o utilizzare l’immagine stessa della copertina ringraziando Manu Dibango e il suo fotografo, versando ad Amref le eventuali roialty. Invece le le grandi agenzie spesso, che per lavoro comunque si guardano intorno con attenzione, giocano sul fatto che i non addetti ai lavori (committente e pubblico) non accedono alle informazioni più peculiari con la stessa facilità.
La dignitàvorrebbe che con queste campagne non si partecipasse a premi!
marzo 14th, 2007 at 15:12
Secondo me, molte volte, manca la voglia di mettersi a pensare qualcosa di nuovo. Soprattutto quando il lavoro per una onlus non porta alcun soldino in cassa.
marzo 14th, 2007 at 15:07
Credo che il lavoro di Ogilvy sia a titolo gratuito.
marzo 14th, 2007 at 14:39
La veritàè che la pubblicitàsi sente poco bene.
Soffre.
È malata, tant’è che si lavora direttamente dal Pronto Soccorso. Soldi non ce ne sono, gli addetti ai lavori sono (quasi) tutti stagisti e questi sono i risultati.
Dalle sue parole, Gabriele, sembra quasi che ci sia un limite che la fantasia non possa superare. A mio avviso, perdonatemi, siete partiti dalla head e l’avete vestita successivamente.
(Mi piacerebbe sapere cosa ha pagato il cliente, se l’idea, la soluzione, entrambe o nessuna. Forse ha potuto beneficiare, con famiglia e amici, di “Villa Ogilvy”, alle isole Marshall).
Matteo, critico d’art.
marzo 14th, 2007 at 12:49
Sono d’accordo sul fatto che la pubblicitànon sia arte, ma un ramo del marketing che sfrutta tutti i linguaggi della societàe li riadatta a “proprio” favore, conferendo significati diversi, a volte commerciali, a volte sociali. In questo senso la spiegazione di Gabriele è totalmente accettabile. Credo che quello che viene segnalato come “anomalo” sia la forte corrispondenza tra le fotografie.
marzo 19th, 2007 at 20:08
…essere originali risulta sempre più difficile???