forse forse
alle 11:00
da nyky
Ariel come l’aspirina
“Due tavolette dopo ogni pasto.”
Sono queste le istruzioni per l’uso, scelte per la comunicazione del detersivo Ariel.
Io trovo controproducente sia questo visual che gli altri due: qui e qui.
mar 07
16
da nyky
Ultimo commento:
di Astarte il 01/1/70
Credo che l'effetto volesse essere proprio quello. Ovvero piattone da attentato alla salute. Anch...
Visualizza / Lascia un commento
Altro sull'argomento







marzo 16th, 2007 at 11:19
Perchè controproducente?
Secondo me funziona perfettamente!
marzo 16th, 2007 at 11:20
Mah, a me fa venire un certo senso di schifo e di conseguenza non mi crea un mood positivo nei confroonti del prodotto.
marzo 16th, 2007 at 11:35
Effettivamente un pò discgustoso lo è. Poi, sinceramente, questo richiamo all’”aspirina” lo trovo inadeguato. Forse mi sbaglio, non so, ma non mi sembra che l’aspirina faccia digerire. E penso che il riferimento sia questo, giusto?
marzo 16th, 2007 at 11:47
No Parolamia, a dire il vero il titolo era per fare riferimento ad un medicinale qualsiasi.
Effettivamente sarebbe stato più logico scrivere: Ariel come l’alka seltzer (o similari).
Purtroppo il mio unico neurone in quel momento era a riposo…
marzo 16th, 2007 at 12:11
A me non dispiace affatto!
Provoca un senso di schifo? perfetto!
E’ proprio quello che si voleva fare. Ariel è semplicemente la “soluzione” al ribrezzo provocato da quei piatti così sudici…
Di certo quest’ad non passa inosservata, comunica perfettamente i plus del prodotto (potere sgrassante) e c’è anche un simpatico gioco di parole.
A mio (modestissimo) avviso: promossa!
marzo 16th, 2007 at 12:21
a parte che la prima domanda da porsi è: chi è il target?
a me sembrano i giovani e i single, che sono poi il nuovo target cui puntano le aziende di lavaztoviglie.
quindi, il messaggio mi sembra azzeccatissimo.
qualunque sporco, ha il suo rimedio in Ariel.
lo sporco è il male, Ariel la cura.
e il linguaggio visivo forte,è perfettamente coerente con i giovani.
bella pubblicità. ne avessimo di più, così, in Italia.
laGiusy
marzo 16th, 2007 at 14:58
Ho visto che l’headline è in inglese quindi presumo sia una pubblicità per l’estero…
In quanto a gusti alimentari mi sa che noi italiani siamo troppo fuori target per comprenderla…
marzo 16th, 2007 at 15:14
Fa veramente unto trisunto, quindi secondo me funziona proprio. D’impatto lo è, emozionale pure, ugualmente è di tendenza. Il target lo centra, l’head aggiunge e non ripete il visual… vah che compro Ariel! Invece Ace buuhh: rivoglio la nonna. L’emozionalità da bucato proprio non la vedo: tra spiaggia, mare e gazebi(that’s amore docet, Kellogs special K pure)meglio portare tutto in lavanderia. E andarsene al mare.
marzo 18th, 2007 at 19:26
va be’, ok, però io un piatto lo sporco sia con un etto di pasta, che con mezzo chilo. tutta quell’abbondanza di cibo mi sembra superflua. non mi dà l’idea di sporco, mi dà l’idea di poco curato. sarà che vengo da una terribile indigestione…
marzo 18th, 2007 at 20:35
Credo che l’effetto volesse essere proprio quello. Ovvero piattone da attentato alla salute. Anche le luci sono quelle che nelle foto del cibo non vengono mai utilizzate (taglienti e fredde, sfondi scuri e confusi che non fanno pensare alla nouvelle cuisine ma piuttosto al solito “Nello er bujaccaro”) proprio per non trasformare una delicata mousse in un secchio di vomito. Il sentimento a cui puntavano secondo me è proprio quello di affaticamento digestivo, la cui cura è la solita pasticca di muriatico compresso. E guardando la pasticca ci si rende conto che di lavastoviglie si parla.
Rimane il fatto che ’sti piatti, prima di metterli nella lavastoviglie, qualcuno li dovrà pure svuotare…