Le patatine in fumo
Dal momento che abbiamo ripreso a parlare di Amica Chips, vorremmo rispolverare un piccolo esperimento fatto ormai oltre un anno fa, quando uscì il primo spot con Rocco Siffredi. Da un breve sondaggio tra coloro che si erano dichiarati entusiasti del commercial risultò che solo il 10% ricordava la marca di patatine pubblicizzata; l’80% non la ricordava affatto oppure dava una risposta errata, ed un ultimo 10% ricordava soltanto l’aspetto trasparente della busta.
Conclusione: una buona fetta del budget investito è andata sprecata oppure ha dato una mano alla PAI, che imbusta anch’essa le patatine in una confezione trasparente.
L’errore comunicativo stava probabilmente nel fatto che il nome del brand veniva solo sussurrato durante il corso dello spot ed affidato poi ad un cartello finale.
A distanza di un anno il problema è stato in parte arginato. Resta il fatto che sono ancora in molti a ricordare lo spot e non il nome delle patatine.
Insomma, l’idea creativa ha avuto la meglio sulla valutazione costi-benefici.
Forse sarebbe stato meglio, commercialmente parlando, affidare il tutto ad un semplice e molto più economico tormentone.
da nyky
Ultimo commento:
di pubblicitario scettico il 01/1/70
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maggio 4th, 2007 at 18:15
Per me siete completamente fuori strada. La domanda da farsi non è quanti sanno associare lo spot al brand, ma quanto il brand è più famoso di prima. E vedrete che ha guadagnato molta più popolarità che con qualsiasi tormentone (che costerà meno creare, ma di più a fissare nella memoria della gente).
Meglio uno spot che è associabile al marchio al 10% ma che si imprime nella memoria di tutti, piuttosto che uno spot che è associabile al marchio al 100% ma raggiunge solo il 5% della popolazione.
giugno 30th, 2008 at 18:43
Hanno venduto camionate di patatine in pù restando spesso con le scorte esaurite, credo siate malinformati.