A natale puoi …fare gli auguri!
Un sondaggio assolutamente di parte e casereccio condotto da noi ha votato questo spot come il più bello tra quelli degli ultimi anni…e infatti è dal 2005 che Bauli non rinnova lo spot (questo sì che è un buon investimento!)
[youtube]_aOnxF-VHfs[/youtube]
Credits
Agenzia: Saatchi & Saatchi
Autori della campagna: Antonio Gigliotti (copy) e Micaela Trani (art)
Direzione creativa: Guido Cornara e Agostino Toscana
Casa di produzione: Fred Films @ BRW
Regia: Bob Giraldi
Fotografia: Agostino Castiglioni
Musica: Francesco Vitaloni per Sing Sing
Il jingle è cantato dalla svizzera Alicia, 10 anni.
Sicuramente il merito è della dolcissima colonna sonora, comunque …
AUGURI A TUTTI!
da meghi
Ultimo commento:
di Marco il 01/1/70
il fatto che tu pensi che mi sia accalorato per difendere lo spot Bauli, se...
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dicembre 26th, 2007 at 13:05
“Uno spot vale l’altro, è utile solo a ricordare che Bauli c’è”??? No way man, non credo proprio che sia così facile. Non ti offendere (oppure fallo, come preferisci), ma io penso che tu abbia scritto delle banalità . “Bauli vende anche a dispetto dello spot”, “non credo che un jingle possa inficiare positivamente sulle vendite”, ecc…
Vogliamo dire anche che non ci sono più le mezze stagioni e che una volta i treni arrivavano in orario (ma a che prezzo però, non credo che ne valesse la pena…)
Tutto questo per dire che, secondo me, lo spot Bauli funziona alla grande, senza dover provocare, o fare spettacolo a tutti i costi: c’è un jingle killer, un’atmosfera emotivamente coinvolgente, il bambino che fa tanto “voglia di tenerezza”, insomma è calibrato perfettamente sul target ed è uno spot che si ricordano tutti, anche chi non ne fa parte. Se poi non ti piace il jingle, beh, è un problema tuo, non dei creativi che lo hanno composto sapendo perfettamente a che risultato emotivo miravano.
Occhei, ho detto la mia, sono stato forse un po’ indelicato, ma il Natale mi rende cinico e misantropo.
Buone feste a tutti!
dicembre 26th, 2007 at 11:45
Ah, questo sarebbe uno dei migliori spot degli ultimi anni.
Bauli vende anche a dispetto dello spot. Non credo che un formato tanto banale e un jingle che non è per nulla dolce, ma puntato più che altro sul riprendere la canzone “in” del momento, possa inficiare positivamente o negativamente sulle sue vendite.
Uno spot vale l’altro, è utile solo a ricordare agli acquirenti che Bauli c’è.
dicembre 26th, 2007 at 13:41
Marco… ti offro un Bauli !!!
dicembre 26th, 2007 at 13:49
Mmmm…. mi sento già molto più buono… potere della pubblicitÃ
dicembre 26th, 2007 at 17:02
meghi …ma lavori anche la mattina di natale????
auguri!
dicembre 27th, 2007 at 03:10
personalmente…la odio questa pubblicità !
Forse per la musica, forse per il ragazzino che va in giro a spargere pandoro, forse per la faccia che fa quando ne ritrova uno sotto l’albero…forse perchè tutto mi sa troppo di finto.
Ribadisco, opinione personale…mi rendo conto effettivamente delle reazioni di molte persone sugli spot e da cosa vengono più “colpiti” [lasciandomi ogni volta sempre più esterrefatto].
Se questo spot “a molti piace”, avranno fatto un buon lavoro i creativi e non trovo sbagliato se la società lo ha riproposti per diversi anni…
dicembre 27th, 2007 at 18:00
A mio avviso questo spot non è affatto bello. Però è molto furbo.
Prende i luoghi comuni più vieti (il bambino, il buonismo natalizio, la neve…) e li schiaffa là , scopiazzando un po’ dalla vecchia tradizione (ricordate la gattina salvata dalla bimba in uno spot di annata barilla…)
Il jingle è anche questo furbo. Anche questo scopiazza (”Si può dare di più” non vi ricorda nulla?) e mira a toccare le corde della banalità natalizia.
Il fatto che sia orecchiabile è un merito. Ma qua bisognerebbe conoscere il compositore della musica e riconoscegli il suo giusto merito.
Troppo spesso le cdp audio (o film) sono all’origine del successo di uno spot, ma nessuno se ne accorge.
Insomma, questo spot spiattella in modo banale e diretto emozioni semplici e a buon mercato, senza sfumature, senza “lateralità ”.
Potrà anche funzionare, ma non mi dite che è bello… please.
PS: il fatto che l’azienda lo ripresenti, può essere semplicemente per risparmiare. Anche lo spot del “tonno insuperabile” è andato in onda per vent’anni, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di dire che fosse bello…
dicembre 27th, 2007 at 18:40
Allora, per quanto mi riguarda io non ho detto che sia “bello”, ma che funziona. E anche per le ragioni che hai detto anche tu. E’ furbo? Fa leva su luoghi comuni e sui sentimenti a buon mercato? Ma certo, viene pensato così perchè deve fare leva su un target che condivide certi valori e certi stili di vita e che dovrebbero sentiri chiamati in causa. Ragazzi, è pubblicità , non arte. Io a sto punto non capisco lo scopo di questo blog. Pensavo che si cercasse di analizzare gli spot per ragionare su cosa funziona e cosa non funziona nella pubblicità . Invece si sta a pontificare se lo spot è bello o non è bello. Ma me personalmente, se qualcuno mi fa un ragionamento strategico sulla funzionalità di una pubblicità mi interessa, se mi da un suo parere estetico soggettivo, non me ne può fregare di meno, se è uguale al mio amen e se è diverso… pure. Boh, ma voi (mi rivolgo anche ai boss del blog) che ne pensate?
dicembre 27th, 2007 at 20:17
Un prodotto prettamente natalizio viene associato e fissato nella memoria con l’atmosfera serena ed i buoni sentimenti espressi in maniera impeccabile nello spot.
Risultato… perfetto!
Bauli vende e piace… anche a me.
dicembre 28th, 2007 at 09:04
Marco, questo blog fa tante cose: presenta le campagne pubblicitarie provenienti da tutte le parti del mondo, discute le campagne nostrane analizzando, come dici tu, cosa funziona e cosa non funziona, fornisce informazioni e soprattutto stimola la discussione fornendo elementi di spunto per permettere a tutti i lettori di esprimere il proprio parere.
Questo blog è frequentato da tanti esperti del settore, ma anche da persone semplicemente curiose a cui piace dare un’occhiata alle pubblicità ed esprimere semplicemente un giudizio di apprezzamento o meno su di esse.
Analizzare cosa funziona e non funziona della pubblicità , non vuol dire soltanto valutare tecnicamente il prodotto, ma ascoltare anche (e forse soprattutto) i pareri del pubblico. Sono infatti questi che decretano il successo di una campagna pubblicitaria. Se uno spot è bello, nel senso che piace al pubblico, probabilmente le vendite del prodotto pubblicizzato se ne avvantaggeranno; in caso contrario, nonostante un lavoro creativo ineccepibile ed una realizzazione tecnica eccelsa, saranno tutti soldi sprecati. Quindi, per quanto superficiali possano sembrare le dimostrazioni di gradimento da parte dei lettori, forse sono la parte più importante di tutta la discussione. In merito poi alle nostre dimostrazioni di apprezzamento o meno, beh anche noi abbiamo dei gusti e ci piace esprimerli. Sbagliamo?
Grazie per la partecipazione alla discussione Marco, avere persone che non “subiscono” il blog, ma lo leggono, lo analizzano e talvolta lo criticano, non può che farci bene.
dicembre 28th, 2007 at 09:51
Occhei, la “definizione” che hai dato del tuo blog ci sta tutta, e non la metto in discussione, ci mancherebbe.
Io personalmente preferisco interventi più analitici perchè li trovo più costruttivi, ma va bene comunque.
dicembre 28th, 2007 at 09:54
(per marco)
Non so quale sia il motivo di questo tuo accaloramento verso lo spot Bauli.
In ogni caso, parliamone.
Innanzitutto, non so se sia stato tu ad avviare questo post, a cui è stato rivolto il mio commento.
In ogni caso, il testo del post recitava “Un sondaggio assolutamente di parte e casereccio condotto da noi ha votato questo spot come il più bello tra quelli degli ultimi anni..”
Per cui, la parola “bello” è stata messa in gioco. E io ho risposto, appunto, che questo spot sicuramente avrà funzionato, ma che non si può assolutamente considerare bello.
Se tu (o chi ha inserito il post) avesse scritto “uno dei più efficaci” non avrei avuto niente da ridire.
In ogni caso, parliamone.
Ci sono ogni anno decine di importanti festival della pubblicità che premiano il miglior advertising prodotto al mondo. In questi festival, fior di creativi, il cui lavoro ha fatto la fortuna di brand a livello mondiale, giudicano i lavori in concorso e ne premiano i migliori.
Una pubblicità di alto livello si definisce “bella” perché ha tutti gli elementi che una pubblicità deve avere per esserlo: originalità nell’affrontare la tematica, arguzia, intelligenza e gusto nell’esporla, qualità tecnica ed eleganza nel confezionarla.
Questo rende “bella” una pubblicità .
E tutti questi elementi non hanno niente di soggettivo o di legato al gusto personale.
Poi, una pubblicità “bella” può non piacere. Succede, ma ciò dipende da fattori non oggettivi.
Ora, al di là che magari tu sia amico personale di qualcuno che ha fatto questo spot o che in qualche modo lo associ a qualcosa di bello della tua vita, non puoi (nessuno può) affermare che contenga qualcosa di originale, di elegante, di acuto, di particolare gusto (che non sia quello del pandoro).
Uno spot così, io (e probabilmente la maggior parte dei professionisti come il sottoscritto) lo giudico “brutto” perché non ha le qualità per essere giudicabile “bello”. Poi, paradossalmente, può piacere, come piacciono certe canzoncine pop scadenti ma orecchiabili, che riscuotono successo.
Tanto di cappello a loro, allo spot bauli se funziona pur essendo brutto e a te, che con questa polemica magari avrai imparato qualcosa.
dicembre 28th, 2007 at 09:59
“Una pubblicità di alto livello si definisce “bella” perché ha tutti gli elementi che una pubblicità deve avere per esserlo: originalità nell’affrontare la tematica, arguzia, intelligenza e gusto nell’esporla, qualità tecnica ed eleganza nel confezionarla. “
Scusami Creativo Solidale, ma dove è scritto che questa è la definizione corretta per definire uno spot “bello”??
Stai affrontando in maniera oggettiva un argomento che più soggettivo non potrebbe essere.
dicembre 28th, 2007 at 10:26
E’ scritto, per esempio, qui (ovviamente con parole non identiche): “I principi che ispirano il lavoro delle giurie sono fondamentalmente tre: rilevanza (e quindi pertinenza), originalità (e quindi innovazione), impatto.”
E’ un testo tratto dal sito dell’art directors club, nella sezione in cui si spiegano i criteri per l’attribuzione degli adci awards, il premio più ambito e più prestigioso conferito in Italia.
Per quanto riguarda il resto di ciò che ho detto, ho tenuto a precisare (e qui fanno testo i principali manuali di estetica) che una cosa è il gusto (che è assolutamente soggettivo) e altra cosa è la bellezza, che è assolutamente oggettiva, dato che risponde a criteri precisi intrinseci all’oggetto.
Una donna bella è oggettivamente bella, magari a te o a me può non piacere, ma nessuno può dire che sia brutta.
Una donna “che piace” può essere un mostro, ma avere successo con gli uomini perché “piace”.
Stessa cosa vale per l’arte, per gli oggetti d’uso, per la comunicazione, tutti elementi che possono essere giudicati con criteri estetici oggettivi e con criteri di gusto soggettivi.
dicembre 28th, 2007 at 10:38
Mi spiace ma non sono assolutamente daccordo.
I criteri per l’attribuzione di un premio (rilevanza, originalità ed impatto) nulla hanno a che fare con il la definizione di bellezza.
Una donna bella non è oggettivamente bella, al massimo può incontrare i favori della maggior parte delle persone, in quanto i loro canoni estetici sono allineati. Tali canoni, bada bene, variano a seconda delle epoche e delle culture.
In giappone i lottatori di sumo sono considerati bellissimi. Vallo un po’ a dire ad una tua amica e guarda se concorda con te…
dicembre 28th, 2007 at 10:54
I lottatori di sumo sono giudicati bellissimi in giappone per via di qualità intrinseche (coraggio, corpulenza, forza) che oggettivamente appartengono ai lottatori di sumo, e in virtù di criteri che oggettivamente appartengono alla cultura giapponese.
Una mia amica giapponese potrebbe dire che le fa schifo un lottatore di sumo, ma, in virtù di quei criteri oggettivi, non potrebbe dire che non è bello.
Nel Rinascimento, erano considerate “belle” donne che oggi considereremmo quasi obese.
Ho parlato di criteri oggettivi, non connaturati (se non in parte) alla razza umana.
Con questo criterio, se guardiamo delle pubblicità degli anni Ottanta, oggi le consideriamo ingenue, superficiali, ma allora erano “belle” (quelle che lo erano, ovviamente e oggettivamente) perché corrispondevano ai canoni di bellezza di un periodo e di una società .
Per esempio, quello spot Bauli è molto anni ottanta. Ma furbo, perché certe cose (i buoni sentimenti, i bambini, i cuccioli) funzionano sempre.
dicembre 28th, 2007 at 11:07
“Con questo criterio, se guardiamo delle pubblicità degli anni Ottanta, oggi le consideriamo ingenue, superficiali, ma allora erano “belle” (quelle che lo erano, ovviamente e oggettivamente) perché corrispondevano ai canoni di bellezza di un periodo e di una società ”
Hai appena affermato che la bellezza non è oggettiva. Se erano belle prima e non lo sono più oggi si tratta si soggettività e non di oggettività .
Grazie
dicembre 28th, 2007 at 11:17
Mi dispiace, ma non hai capito quello che ho scritto.
Ho affermato (non io, ma la storia dell’estetica) che la bellezza è oggettiva, legata a criteri che possono variare nella storia, dunque con gli anni.
Soggettività , come dice la parola stessa, è un concetto legato al soggetto, ovvero all’individuo. Soggettivo è un giudizio opinabile, perché dipendente dall’opinione individuale di ciascuno.
Oggettivo è un giudizio non opinabile, perché condiviso da una cultura in un determinato momento della storia.
Poi, le mie affermazioni non sono individuali (quindi soggettive e pertanto opinabili) ma riferimenti precisi alla cultura filosofica e pubblicitaria.
Per cui, concludo la disputa e mi metto a lavorare, che ho due campagne da consegnare…
Saluti e auguri di un anno nuovo oggettivamente felice.
dicembre 28th, 2007 at 12:03
Molto interessante la discussione ma permettetemi di dissentire sul fatto che la bellezza possa ritenersi un valore oggettivo.
Essa viene letta tale perchè risponde a criteri estetici dominanti nella cultura di colui che esprime il giudizio e quindi ,essendo mediata dall’interpretazione, non può considerarsi oggettiva.
Dopodiche… lo spot Bauli non è il massimo della creaività ma funziona benissimo per il prodotto che deve promozionare e per l’azienda che lo ripropone annualmente (non stiamo parlando dei pennelli cinghiale, la Bauli qualche altro investimento pubblicitario lo ha fatto).
Fortunatamente in questo mondo non si vendono solo prodotti di design, non tutti concorrono per l’ adci awards e solo pochi ritengono di essere depositari della verità assoluta.
Buon anno a tutti con l’augurio che ognuno di voi possa esprimere al meglio la propria soggettività .
dicembre 28th, 2007 at 12:21
per Creativo Solidale
il fatto che tu pensi che mi sia accalorato per difendere lo spot Bauli, secondo me dimostra che c’è stata un’incomprensione di fondo. A me non frega nulla dello spot, nè è stato fatto da miei amici o parenti. Io non ho mai scritto una riga per scrivere che fosse bello o brutto o così così, l’ho fatto per dire che, nel bene o nel male, è funzionale allo scopo per cui è stato pensato, per le ragioni che tu stesso hai scritto nel tuo post e che, con parole differenti, ha descritto anche leo nel suo.
Quello che volevo sostenere (ma evidentemente non mi sono espresso bene) è che, secondo me, la pubblicità non sempre e necessariamente si riduce alla sua originalità e impatto (parola di fatto ambigua che può significare diverse cose), altrimenti sarebbe popolata solo da scoiattoli scoreggioni o toscani pseudo-provocatori, ma bisogna considerare anche la sua capacità di aderire i modo ingegnoso ad una strategia di fondo. Certo uno spot come quello di bauli non è destinato a vincere un festival di pubblicità , e va bene così, non significa che quello spot sia necessariamente brutto. E’ paraculo? Si, ma la pubblicità fa leva anche su quello no?
Perchè la pubblicità , tu mi insegni ubbidisce fondamentalmente a logiche commerciali studiate a tavolino, e non a logiche “artistiche”.
In conclusione (la faccio breve perchè in effetti non so quanto possa essere interessante), io non mi accaloro per difendere Bauli, ma mi accaloro perchè trovo fuori luogo (dal mio punto di vista) i commenti del tipo “bah, il jingle è sdolcinato e il bambino mi sta sulle palle e comunque Bauli venderebbe comunque” perchè li trovo un po’ troppo semplicistici.